AUDREY HEPBURNIeri ho fatto una cosa trasgressiva: alle prime ombre della sera, mi sono avvicinato all’edicola della stazione e ho comprato il Giornale di Sallusti, nascondendolo dentro l’ultimo numero di Playboy. Ma l’ho fatto per un motivo nobile: in prima pagina c’erano le foto di Audrey Hepburn e Ruby Rubacuori, due icone del nostro tempo. Saltati i paginoni con l’anticipazione dell’ultimo libro di Matteo Renzi e i più recenti annunci della Madonna di Medjugorje – che avrebbe detto, per bocca d’una veggente: «Cari figli, vi invito nuovamente ad amare e a non giudicare», soprattutto a non giudicare – sono giunto finalmente a p. 11: pagina interamente occupata dall’articolessa di Vittorio Macioce intitolata «Ruby è proprio come Audrey, usa il sorriso in cerca di riscatto».

Macioce inizia chiedendosi «se Ilda Boccassini ha mai letto o visto Colazione da Tiffany» – il libro (1958), e il film (1961) – ma soprattutto sostiene, né più né meno, che Ruby è la Hepburn del Duemila: la personcina più adatta, in ogni caso, da invitare alle cene eleganti di Arcore. Ehi, non fatevi idee sbagliate sul mio conto: non sono un moralista di sinistra. A scanso di equivoci, anzi, mi dichiaro del tutto d’accordo con Giuliano Ferrara e Daniela Santanché: anch’io sono favorevole a ogni forma di prostituzione – sessuale, giornalistica e pure politica, esclusa solo quella minorile – e considero benefattrici dell’umanità quelle che i francesi chiamano filles de joie, e Totò donnine allegre, anche quando sono tristissime.

A voler essere pignoli, però, fra Audrey e Ruby mi sembra vi sia qualche differenza. Per dirne solo alcune: Audrey incarna un personaggio di Truman Capote rielaborato da Blake Edwards, Ruby una scoperta di Emilio Fede perfezionata da Lele Mora; Audrey è la donna che vorreste presentare ai vostri genitori, Ruby quella che terreste nascosta anche al vostro spacciatore; Audrey è la classica ragazza della porta accanto, Ruby quella del portone dopo: e poi, per dirla con il titolo del Giornale, per il proprio riscatto Audrey usava il sorriso, Ruby tutto il resto. Ma in tempi di larghe intese, lo capisco, questi sono solo dettagli: l’importante è fornire alle nostre figlie, e alle giovinette di buona famiglia in generale, dei modelli positivi da imitare.

(Foto Lapresse)