Trovo affascinante cercare di capire quali possano essere le radici dell’ambientalismo, intendendosi per tale non tanto quel movimento di nicchia cui siamo abituati a pensare quanto piuttosto quella necessità sempre più sentita o razionalizzata che vuole che cambi il nostro modo di rapportarsi con l’ambiente, e che poi prende le sembianze del movimento per la decrescita, ovvero per l’ecologia profonda, oppure ancora il movimento verde. Ma così come tante sono le forme in cui si manifesta l’ambientalismo, tanti sono, i suoi reali o potenziali padri. Da quelli più scontati come Thoreau, a quelli più nobili, quali filosofi come Nietzsche o Heidegger, a quelli più scomodi come certe correnti di pensiero di destra.

A mio parere, e non vogliatemene, non è una provocazione, fra i padri dell’ambientalismo, sicuramente tra i meno conosciuti, c’è anche il movimento luddista. Tant’è che oggi c’è chi accosta certe manifestazioni di contrasto con le nuove opere al movimento luddista, ovviamente in chiave denigratoria.

Invece io sono dell’opinione che il luddismo sia da rivalutare. Innanzitutto, ricordiamo cos’era. Un movimento di protesta degli operai inglesi (prese il nome da Ned Ludd che per primo si narra distrusse un telaio) che ricorreva alla distruzione delle nuove macchine tessili considerate responsabili dei bassi salari ma soprattutto della disoccupazione. Il movimento ebbe una vita breve. Nacque nel 1811, con ondate di agitazioni ed atti di sabotaggio e terminò nel 1816 in un bagno di sangue organizzato dal regime, con ben tredici condanne a morte di attivisti del movimento.

Mi affascina il luddismo: era innanzitutto un movimento spontaneo dei lavoratori, non comandato né inquadrabile; invitava a ripensare, di fatto, sul male dell’industrialismo nel momento in cui questo si stava imponendo; invitava a ripensare all’uomo e non a mettere al centro di tutto l’economia.

Cosa c’entra con l’ambientalismo? Almeno con l’idea che io ho dell’ambientalismo, il luddismo ha non poco a che fare. Esso si pone contro lo sviluppo purchessia, contro la produzione di capitale a discapito del fattore umano. Dalla nascita dell’industrialismo, non è stato l’uomo al centro ma lo è stata l’economia. Oggi questo aspetto lo si riscontra in tutta la sua drammaticità: il capitalismo, dopo la fase “buonista” sta mostrando il proprio lato peggiore. Il lavoro è purchessia, si lavora in condizioni degradanti e talvolta disumane e con salari da fame. E poi, signori, le macchine. Le macchine vanno bene, ma non devono far perdere la bellezza ed il gusto per la manualità. Gli antichi saperi si stanno perdendo, così come si estinguono le specie. Sono diversi aspetti di un unico, inquietante scenario.