Esiste, l’abbiamo vista e ci siamo anche saliti; provarla no, perché praticamente è un esemplare unico, probabilmente tenuto religiosamente sul piedistallo dal coraggioso concessionario, che ha osato ordinarla, ma chissà se è anche disposto a venderla al primo cliente che gliela chiederà. E’ l’ormai celebre Dacia Duster da 11.900 euro, che geniali pubblicitari hanno definitivamente consacrato come icona del low cost  provocatorio. Eppure in pochi credevano che esistesse davvero. Anche perché in realtà neppure quella della pubblicità costa così poco: ha i cerchi in lega, la vernice nera, le barre sul tetto, probabilmente anche le quattro ruote motrici, visto che la si vede sbucare con un certo brio da uno sterrato impegnativo. Non solo. Potrebbe essere dotata persino di aria condizionata quella mandata in scena. Risultato: tutti optional non previsti dal modello base.

La Duster che “costa solo undicimilanovecento euro” – come scandisce con sufficienza e quasi con disgusto il tizio snob con il cocktail in mano quando la vede arrivare al party all’aperto – non ha praticamente nulla. Dei sistemi elettronici solo l’Abs (che è obbligatorio) e della miriade di air bag di cui ormai sono dotate tutte le auto ha solo i due indispensabili (cioè quelli frontali per conducente e passeggero). Poi: non ha il climatizzatore, non ha gli alzacristalli elettrici (la manovella per i finestrini anteriori non si vedeva dagli anni Settanta), non ha neppure la chiusura centralizzata: per chiuderla, si devono abbassare uno a uno i ‘pirolini’ delle portiere. E se si usa la chiave si chiude solo quella del conducente. E così sembrerebbe sfatato il mito del modello base che esisterebbe solo sui dépliant a far da specchietto per le allodole, ma che nella realtà è praticamente impossibile ordinarlo e averlo. Questione di obiettivi di mercato. Per i commercianti di qualsiasi genere, l’importante è contattare il potenziale compratore; per le case costruttrici, invece, farlo entrare nel salone del concessionario attratto da listini invitanti, che qualche volta restano sulla carta perché non sempre l’auto da depliant è facilmente disponibile.

Accessoriare l’auto certo la rende più confortevole, a volte più piacevole e anche più sicura se consideriamo optional come sistemi di controllo dinamici non ancora obbligatorio, qualche air bag in più gomme e cerchi migliori, per esempio. Ma, sicuramente la si esibisce con orgoglio. Così la tentazione di aggiungere optional piano piano è forte, ma il rischio è di arrivare a superare nel prezzo il modello del segmento superiore.

Saranno i tempi che viviamo, sarà che spesso conta più l’immagine di un modello di classe superiore che la sostanza, cioè guidare un modello inferiore ma dotato di ogni comfort, secondo il parere dei concessionari oggi sembra riemergere una tipologia di cliente che sembrava estinto: quello fermo e deciso che vuole l’auto con il prezzo “da depliant” senza aggiungere altro e poco disposto ad entrare nel vortice dell’accessorio, superfluo o non superfluo. 

Facciamo alcuni esempi. Una Fiat Punto 1.2 Easy da 69 cv con una serie di accessori che la nobilitano non poco arriva a 17.420 euro partendo da 12.900 euro. Ma con 16.750 euro si compra la versione base della Bravo 1.4 16v da 90 cv, certamente una categoria superiore, più potente e confortevole. Una Peugeot 107, piccola city car costruita in collaborazione con Toyota  motore 1.0 litri 68 cv cambio manuale può arrivare, allestita come un’ammiraglia a 15.700 euro. Ma con 15.305 euro si compra la versione base di una 207 station wagon, decisamente più importante.

Cambiando segmento, una Audi 4 Avant che parte da 31.800 euro (1.8 benzina TFSI) arriva a superare i 66.000 euro (con il motore 3.0 TDI) battendo di parecchie lunghezze la sorella maggiore A6 Avant modello base che costa 44.050 euro. Una Porsche Cayman S, modello che ha molti estimatori ma che per i puristi è una scelta che sa di “vorrei ma non posso”, costa 66.310 di listino, di accessorio in accessoriosi può arrivare a quasi 83mila euro. Con un sforzo di diecimila euro in più, il 10% circa dell’investimento, si può raggiungere la regina, la Carrera, oggi modello 991 che costa 92.945 euro, prezzo base. Nuda e cruda, certo, ma pur sempre la Carrera. Ancora più eclatante il discorso in casa Bmw dove una X3 base quotato 54.800 può arrivare con gli accessori a sfiorare i 75mila euro, quando con 59.700 euro porti a casa una poderosa X5, peraltro in questo caso non cambia neppure la cilindrata del motore.

Con i famosi 11.900 euro (in realtà si deve aggiungere l’Imposta provinciale di trascrizione, qualche centinaia di euro), si diventa proprietari di un Suv compatto di linea moderna assemblata con componentistica Renault magari non di ultima generazione, di un motore discreto da 1.5 litri, di due ruote motrici e di una capacità di carico ideale per una famiglia. Se ci si accontenta di un ambiente spartano, di plastiche non prim’ordine, di portiere rumorose e ci si adatta a far salire e scendere i finestrini a mano, come negli anni Settanta.