Le identità finora nascoste dei 100 più grandi evasori britannici stanno tutte in quei 400 gigabyte di file ottenuti dal Fisco britannico in collaborazione con quello statunitense e con quello australiano. Una mole di dati equivalente a 200 furgoni pieni di fogli A4 stampati, un archivio che ora la stampa britannica, soprattutto quella scandalistica, sta cercando di ottenere. Perché, finora, appunto nomi e cognomi sono stati tenuti nascosti, anche se è stato lo stesso HM Revenue & Customs, il Fisco del Regno Unito, ad avvertire: “I nomi potrebbero presto essere resi pubblici e messi alla gogna, soprattutto se le persone interessate non metteranno in regola la loro posizione. Il messaggio è semplice: se evadete le tasse, noi vi seguiamo”.

Così, si è venuto a sapere, questi 100 evasori sono fra le persone più ricche del regno della regina Elisabetta. Ma la super indagine fra Uk, Australia e Usa ha portato allo scoperto centinaia di evasori, spesso totali, che usano stratagemmi come conti offshore, residenze in paradisi fiscali e stratagemmi vari. Ma l’Hmrc ha avvertito, nei giorni passati con una lettera, anche 200 commercialisti di studi, anche importanti, accusati di aver aiutato consapevolmente la propria clientela ad evadere le tasse. L’anno scorso, il Guardian e il programma televisivo Panorama portarono alla luce, con inchieste di giornalismo investigativo e spesso ricorrendo a reporter dall’identità tenuta nascosta, numerosi casi di commercialisti fraudolenti. In quei casi furono fatti nomi e cognomi, ma ora il Fisco britannico va molto più cauto, forse proprio per lo status delle persone interessate.

Fra le persone indagate, celebrità, manager, politici, imprenditori, insomma l’élite di ben 170 Paesi diversi del mondo. L’International Consortium of Investigative Journalists (Icij) – un’associazione di giornalisti di inchiesta che ora in questo caso vogliono a ogni costo portare avanti la pratica anglosassone del “name and shame”, e cioè dello svergognare in pubblico – ora fa sapere che da questa indagine potrà nascere “la più grande operazione di sempre contro l’evasione”. E in un Paese come il Regno Unito, dove già da qualche anno si portano avanti campagne contro grandi multinazionali accusate di non pagare affatto o abbastanza tasse sul suolo britannico, l’argomento è sempre più caldo. Ad essere accusati Paesi come le Isole Vergini Britanniche, le Isole Cayman, Singapore e le Isole Cook, spesso e volentieri nazioni del Commonwealth, ente cher riunisce le ex colonie dell’impero che una volta aveva in Londra la sua capitale. Proprio pochi giorni fa sempre il Fisco ha fatto sapere che il mercato nero di sigarette importate dall’estero fa perdere alle casse del regno oltre 3 miliardi di sterline ogni anno. Briciole, tuttavia, in confronto alle tasse non pagate dalle multinazionali e dai milionari che popolano la Gran Bretagna.

Ora il primo ministro David Cameron e il cancelliere dello scacchiere – e quindi ministro dell’Economia – George Osborne vogliono portare all’attenzione dei Grandi del mondo il tema dell’evasione, proprio in occasione del prossimo G8 dei capi di Stato in programma in Irlanda del Nord a giugno. Il 22 maggio l’Unione europea terrà un summit sul tema della fuga dal fisco di un numero sempre maggiore di cittadini comunitari. E già nei giorni scorsi, al G7 dei ministri dell’economia e dei governatori delle banche centrali che si è tenuto in un castello di Aylesbury, nelle campagne del Buckinghamshire, il tema è stato affrontato, anche se in modo marginale. Con la consapevolezza che se tutte le nazioni del club dei Grandi agissero in tal senso, non basterebbero di certo 200 furgoni per contenere tutta la documentazione comprovante frodi di ogni tipo e sempre nuove, create a ritmi sempre più frenetici.