Non si sono conosce ancora il perché, ma una donna ha lanciato i due figli piccoli dalla finestra del terzo piano di casa. E’ successo sabato a Busto Arsizio (Varese) poco dopo mezzogiorno, in viale Boccaccio. Sul posto sono intervenuti i soccorritori del 118 e la polizia di Stato. Le condizioni dei due bambini, 3 e 6 anni, sono gravi; sono entrambi in prognosi riservata, ma i medici sono ottimisti su una possibile ripresa. Il più grande è stato ricoverato con un trauma cranico all’ospedale di Legnano, mentre la più piccola si trova all’ospedale di Busto con un trauma addominale: ha una frattura al torace che ha comportato il versamento di sangue nel polmone; per quanto riguarda il maschietto il personale medico ha riscontrato una frattura a una vertebra ma non ci sarebbero lesioni al midollo spinale.

Secondo la ricostruzione degli investigatori i piccoli hanno compiuto un volo di 8-9 metri e sono atterrati su un terrazzo che si trova sotto. Alcuni testimoni hanno visto la donna, che era sola in casa con i bambini e la madre anziana perché il marito era uscito a fare la spesa, lanciare prima la figlia minore e poco dopo anche il più grande. Sono stati alcuni vicini a dare l’allarme. E’ stato un uomo che ha visto precipitare la bambina di tre anni, ha chiamato i soccorsi e la polizia e, dopo qualche momento, ha visto cadere giù anche il bambino di sei. 

La madre è stata fermata per tentato omicidio, ha 40 anni e sembra soffra di problemi psichici. Sposata con un professionista, in passato era stata in cura per depressione. Una vicina ha raccontato che l’aveva sentita spesso gridare contro i piccoli. Interrogata in commissariato dal pm di turno, Mirko Monti ha detto: “L’ho fatto per il loro bene”. La donna, recentemente era stata ricoverata per un mese ed era in cura con psicofarmaci. Avrebbe spiegato di non sentirsi adatta come madre e di essere terrorizzata per il futuro dei figli. Pare avesse “pensato da tempo” a un gesto come quello di ieri. Agli investigatori la donna, che ha confessato “non ce la facevo più”, era apparsa “collaborativa, ma non lucida”. 

Venerdì a Palermo un poliziotto ha sparato al figlio. Il piccolo è stato dichiarato morto. Venerdì un poliziotto ha sparato con la pistola d’ordinanza al figlio di sette anni e si è tolto la vita. Il poliziotto si chiamava Ivan Irrera e viveva con il figlio, la moglie e una figlia di 14 anni in via Pitrè, a Misilmeri, un paese in provincia di Palermo. Irrera era in servizio alla Squadra mobile di Palermo nella sezione Antirapine. I medici hanno dichiarato la morte cerebrale del piccolo questa mattina. La madre ha dato il consenso al prelievo degli organi.

A Spoleto suicida l’uomo che uccise entrambi i figli per vendetta. Sabato si è tolto la vita in carcere Mustapha Hajjaji, il cittadino marocchino di 45 anni arrestato nel novembre dell’anno scorso per avere ucciso a Umbertide i figli, Ahmed, otto anni, e la sorella Jihane, 12. L’uomo era attualmente detenuto nel carcere di Spoleto. L’uomo si è ucciso impiccato utilizzando i lacci delle scarpe legati alle sbarre. Era in cella da solo e stamani il corpo è stato scoperto dalla polizia penitenziaria. Il muratore aveva sgozzato i bambini in casa della moglie dalla quale si era da poco separato. Aveva quindi tentato di suicidarsi, senza riuscirci, prima dell’intervento dei carabinieri che lo avevano bloccato.