I tanto attesi fondi per far ripartire la ricostruzione dell’Aquila – ferma dallo scorso ottobre – stavolta starebbero davvero per arrivare. Questo l’esito dell’incontro ieri a Roma, tra il sindaco del capoluogo abruzzese Massimo Cialente, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini, e il deputato Pd Francesco Sanna, stretto collaboratore del premier Letta.

E oltre ai 250 milioni, promessi da tempo, cioè la prima tranche dei finanziamenti stanziati dalla delibera Cipe dello scorso dicembre, potrebbero arrivare anche 1,4 miliardi di euro – di cui, come precisato da Cialente, il 63% andrebbe ai comuni dell’hinterland colpiti dal terremoto del 6 aprile 2009, e i restanti all’Aquila, da spendere già entro l’anno. Ad erogare l’importo sarà probabilmente, su richiesta di Cialente e del coordinatore dei sindaci del cratere, Emilio Nusca, Cassa depositi e prestiti. “Meccanismo così efficace, tanto da essere stato riconfermato per il sisma dell’Emilia”.

Il governo ha promesso di attivarsi da subito per reperire gli 80 milioni di euro, necessari ad accendere il mutuo con l’istituto finanziario. Dunque un incontro, quello di ieri, “soddisfacente” per il primo cittadino aquilano, che però, se non vede, non crede. Perciò, fino a quando quei soldi non arriveranno, Cialente continuerà a non indossare la fascia tricolore (riconsegnata al capo dello Stato) e a non far esporre a scuole ed uffici comunali la bandiera italiana. Ma se da un lato la simbolica forma di protesta – “volgare, lo so” –, iniziata ormai da circa due settimane, è servita in qualche modo ad attirare l’attenzione, “visto che non mi rispondevano più nemmeno al telefono” sottolineava Cialente alcuni giorni fa, dall’altro potrebbe fargli perdere la poltrona di sindaco. Il prefetto dell’Aquila, Francesco Alecci, con una diffida formale, ha infatti minacciato il sindaco di rimuoverlo dalle “funzioni di Ufficiale di governo”. “Ciò comporterebbe anche lo scioglimento del consiglio comunale – continua Cialente – proprio come avviene per i Comuni accusati di rapporti con la mafia”.

La rimozione del tricolore, come si legge sul provvedimento del prefetto, “turba l’ordine e la sicurezza pubblica”. “E’ un atto politico – attacca il sindaco dell’Aquila – e lo stesso prefetto ha ammesso che se lo ha fatto è perché si trattava ‘di un ordine arrivato dall’alto’. E chi c’è più in alto del prefetto – si chiede il sindaco – se non il ministro dell’Interno, Angelino Alfano? Non so cosa ne pensi Napolitano, qualcuno mi dice che anche lui ce l’ha con me. A questo punto li sfido a rimuovermi”.

Adesso però, sul provvedimento del prefetto Alecci, alcuni parlamentari del Pd che hanno espresso solidarietà al primo cittadino aquilano, vogliono vederci chiaro e annunciano un’interrogazione al ministro Alfano. “Si parla addirittura di un’ispezione”, fa sapere Cialente. Intanto L’Aquila aspetta i fondi.