Che ci fa il nome di una giornalista del canale greco della Camera dei Deputati nella Lista Lagarde degli evasori, con più di un milione e mezzo di euro? Se lo chiede la deputata del Syriza Zoì Kostantopoulou, uno dei membri della commissione parlamentare di inchiesta che sta proseguendo il lavoro con le audizioni di indagati e testimoni. La giornalista Irene Anastopoulou è presente nella lista con 1,6 milioni. E ci sono con la stessa cifra altre due Anastopoulou, verosimilmente due sue parenti.

La notizia emerge dopo che l’ex capo del dipartimento nazionale ellenico dei crimini finanziari, Ioannis Diotis, durante un interrrogatorio, ha per la prima volta ammesso di aver posseduto personalmente una terza chiavetta USB contenente la Lista Lagarde. E mentre sui nomi precedenti aveva negato con forza l’esistenza della terza USB, ieri durante l’interrogatorio da parte della commissione parlamentare di inchiesta ha sostenuto di averla utilizzata dopo averne fatto una copia. Smentendo tutti coloro (ex ministri inclusi) che fino ad oggi avevano detto che non esistevano copie di quei file. Risulta dal suo pc portatile con utilizzo in data gennaio 2012.

In quel momento che uno dei membri della commissione, l’onorevole Kostantopoulou, gli ha chiesto conto di quel nome della giornalista. E Diotis ha detto di averla conosciuta quando era corrispondente da Berlino. Oggi quella giornalista è impiegata nel canale della Camera che, come documentato mesi fa da queste colonne, costa 2 milioni di euro all’anno ed è una delle pietre dello scandalo nel Paese. Ma sono in molti in questi giorni ad associare ricostruzioni e notizie su componenti e circostanze della Lista Lagarde alla vera gola profonda della crisi greca: l’ex ministro della difesa Akis Tzogatzopoulos, a processo in queste settimane con l’accusa di fondi neri e tangenti. E che, secondo insistenti fonti giudiziarie, non avrebbe voglia di fare da solitario capro espiatorio di un sistema politico corrotto.

Nell’udienza di mercoledì l’ex braccio destro di Andreas Papandreou, padre-padrone del Pasok e della Grecia per vent’anni, ha chiamato in causa l’ex premier Kostas Simitis, l’economista socialista che curò, nelle vesti di primo ministro, una fase delicatissima e cruciale per il Paese: il passaggio dalla dracma all’euro. Con il relativo scandalo di conti alterati e numeri fuorvianti. E che, all’epoca dei fatti contestati a Tzogatzopoulos, presiedeva il potente ente statale Kysea. Inoltre starebbero emergendo i primi rapporti del caso Tzogatzopoulos con alcuni politici ciprioti, l’ex ministro dell’Interno Dinos Michaelides e suo figlio Michael, entrambi tirati in ballo da colui che è stato accusato di aver creato società off-shore per cento milioni di euro dopo l’acquisto di armamenti da Germania e Russia. Non è al momento stato calendarizzato il loro interrogatorio, ma tra le varie ipotesi vi è quella relativa a tangenti incassate per la fornitura di missili TOR-M1. Fino a martedì il signor Michaelides non aveva ricevuto l’atto di citazione a comparire davanti ai magistrati in Grecia.

Non è un caso che a chiedere conto della presenza della giornalista nella lista degli evasori, sia stata una deputata del partito di Alexis Tsipras, al momento assieme ai colleghi di Alba dorata, gli unici a spronare il governo Samaras a fare chiarezza. Il 37enne leader della federazione dei radicali, che mercoledì ha ricevuto uno speciale endorsement dal regista americano Oliver Stone, incontrato assieme al filosofo sloveno Slavoj Zizek a Zagabria in occasione della visita al premier Ivo Josipović, si chiede quando verrà messa la parola fine su questa inchiesta. E la stessa responsabile giustizia del partito, Zoì Kostantopoulou, sottolinea che dalle ultime indagini si apprende che l’ex ministro Venizelos era stato segretamente in possesso della lista Lagarde. E attacca: “Le conclusioni sono inevitabili, e rivelano chi tiene in ostaggio il sistema politico greco, indipendentemente dalla apparente rotazione di personaggi politici nella collusione dei tre partiti oggi al governo”.

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