Ancora omicidi a Milano, dove all’alba di oggi un 35enne, dopo una violenta lite, ha ucciso a colpi d’arma da fuoco due uomini (padre e figlio), suoi datori di lavoro. E’ accaduto a Casate, frazione di Bernate Ticino in provincia di Milano, nei pressi di un bar dove i tre si erano incontrati. Il presunto assassino è stato rintracciato a poca distanza dal luogo del delitto. I carabinieri hanno anche recuperato una pistola calibro 7.65, quella che ha ucciso.

Le vittime, Rocco Bratalotta di 48 anni e il figlio Salvatore di 23, erano residenti a Turbigo, sempre in provincia di Milano. Il giovane è stato ucciso con un colpo di pistola alla testa, mentre il padre al torace. L’omicida, Davide Spadari, si trova ancora in caserma a Milano per essere ascoltato dai carabinieri ma, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato probabilmente licenziato dalle vittime, i suoi ex datori di lavoro. I tre lavoravano per una piccola azienda edile della zona e si fermavano quasi ogni giorno nel bar di Casate a prendere un caffè. A quanto pare, però, non ci sarebbe una vicenda legata alla crisi economica alla base del duplice omicidio. L’operaio bloccato dai carabinieri poco dopo aver sparato ad un padre ed un figlio, suoi datori di lavoro, avrebbe detto di “non sopportarli più” per motivi personali.

L’uomo, la cui attendibilità dovrà essere ora comunque verificata dalle indagini, ha raccontato di subire da anni prese in giro e atteggiamenti dispotici da parte del titolare e di suo figlio. Ieri, poi, dopo l’ennesima discussione, pare che il titolare gli abbia detto di essersi “stufato di lui” e che dall’indomani avrebbe fatto meglio a “starsene a casa”. Una palese minaccia di licenziamento, dunque, che però non sarebbe legata a motivi economici ma a rancori privati. Davide Spadari, dopo il duplice omicidio, si è allontanato prima in auto e poi a piedi ed è stato bloccato dai militari mentre camminava nei pressi di Cuggiono (Milano). Con sè aveva ancora la pistola usata per sparare, chiusa dentro uno zainetto che portava in spalla. I tre lavoravano per una piccola azienda edile della zona che si occupava di subappalti per i cantieri dell’Expo. In questi ultimi tempi il numero di operai si era ridotto all’osso per la mancanza di lavoro (come per quasi tutte le aziende dello stesso tipo nell’area milanese) ma a pesare sul raptus omicida dell’uomo sarebbero stati i continui screzi e i dissidi.

“Sparava all’impazzata, mi ha terrorizzato”, racconta sotto shock la titolare del bar di Casate teatro del duplice omicidio. “Erano le 6.20 – racconta la signora Valeria – l’ho visto entrare, come fa tutte le mattine quando i tre si incontrano nel mio locale per fare colazione prima di recarsi al lavoro, sui cantieri. Ma questa volta è stato assurdo, ha camminato velocemente, ha estratto una pistola e ha cominciato a sparare. Sparava all’ impazzata, non so quanti colpi”.