“Un collettivo di clowns”. Così Ken Clarke, ministro Tories dell’attuale governo aveva definito lo United Kingdom Independence Party (Ukip). Questa è stata solo una delle tante frasi con cui è stato descritto questo movimento, deriso per un decennio da u’intera classe politica. Non è difficile però capire perché lo Ukip venne definito come un gruppo di clowns.

Fondato nel 1993 da un gruppo di membri dell’Anti-Federalist League, lo Ukip nacque con un scopo preciso, quello di far usire il Regno Unito dall’Unione Europea. Questa base di euroscetticismo attirò alcuni parlamentari del partito conservatore e lo Ukip si organizzò per le elezioni del 1997. Fu un disastro che spinse il leader del parito a dichiarare che lo Ukip sarebbe stato sempre ai margini della politica che conta, in pratica un partito di serie B. La predizione sembrò essere corretta. Dopo la decente prestazione alle elezioni europee del 1999 (tre membri eletti) si susseguirono una serie di risultati alternanti. Discreti risultati alle elezioni europee (dodici membri eletti nel 2004) e deludenti a livello nazionale (nessun parlamentare eletto in tre tentativi). Ma il vero fattore che riduceva lo Ukip ad essere un partito di serie B era quello della mananza di un vero leader. L’intera vita del movimento è stata caratterizzata da lotte interne, da continui cambi di leaderships e dalla mancaza di un vero manifesto, insomma nulla a che vedere con i partiti solidi e ben organizzati come il laburista, il conservatore e il liberal-democratico. Lo Ukip era considerato un movimento di bigotti e razzisti, un movimento politico microsopico destinato ad essere schiacciato dai giganti della politica britannica. Insomma, un gruppo di politici ridicoli, un partito formato da “due persone e un golf cart”, come dissero alcuni ironizzando sul numero degli aderenti al movimento.

Ma a metà dello scorso decennio le cose cominciarono a cambiare lentamente quando alla giuda del partito arrivò Nigel Farage, un carismatico europarlamentare super-scettico, incallito fumatore e amante della birra tradizionale britannica (la ale). Risultati positivi si erano già notati nel 2006, quando Farange venne eletto segretario del partito. Rieletto nel 2010 le sue qualità di leader vennero confermate dal segretario usente che commentò l’elezione di Farange con questa frase “la corona dello Ukip torna al suo legittimo padrone”. Farange sembrò essere l’uomo della svolta. Un vero manifesto elettorale, una miglior organizzazione e una generale restrutturazione del movimiento fecero migliorare i risultati dello Ukip e la popolarità del partito crebbe sostanzialmente.

Nella politica che conta però lo Ukip era sempre considerato come un gruppetto di bigotti razzisti, di buffoni. Il primo ministro David Cameron descrisse lo Ukip come un gruppo di persone “insane di mente, pazze e apparentemente razziste”.

Tutto ambiò lo scorso 2 di maggio quando si svolsero le elezioni locali. Come previsto i laburisti ottennero buoni risultati, i conservatori persero territorio e i lib-dem andarono a picco. E lo Ukip? Contro ogni pronostico ottennero un entusiasmante 25%, il consenso più alto di un partito minore dalla seconda guerra mondiale e adesso puntano a sedersi nelle stanze del potere a Westminster. Tra i conservatoriori è panico: i voti conservatori strappati dallo Ukip potrebbero essere la causa primaria della sconfitta alle prossime elezioni generali del 2015 ed ora Cameron deve lavorare sodo per tentare di difendere la debole reputazione dei Tories.

Non ci sono più battute ironiche da parte dei politici e il primo ministro è arrivato a dichiarare che lo Ukip merita il rispetto di tutta la classe politica.

“Send in the clowns!” ha detto Farange dopo la vittoria elettorale. Adesso i pagliacci non fanno più ridere, vero Mr. Cameron?

di Cristian Sacchetti