In qualsiasi altro paese europeo, esclusa forse la sola Ungheria di Orban (non a caso un grande ammiratore del cavaliere italiano), la signora Angela Napoli sarebbe diventata una icona di quelle formazioni di destra che reclamano ordine, legalità, decoro.
Da noi no, perché la destra del conflitto di interessi ha sempre preferito i Mangano ai magistrati antimafia, in questo assai distante anche dal vecchio Msi, il primo partito di Angela Napoli, che aveva comunque una sua idea di stato e nazione, incompatibile con la centralità del sistema mafioso.

Non a caso, nella sua attività parlamentare, l’onorevole Napoli ha caratterizzato la sua presenza nel segno del contrasto alla ‘ndrangheta, uno dei morbi che deturpa la sua Calabria.
Lo ha fatto anche quando il suo partito, Alleanza Nazionale, era ancora allegato con Forza Italia e lei, invece, continuava a votare in dissenso, a chiedere lo scioglimento dei comuni in odore di infiltrazioni mafiose, a presentare proposte, insieme al suo collega, Fabio Granata, per il sequestro dei beni dei corrotti e per la incandidabilità dei politici condannati o indagati per questo tipo di reati.

Per queste ragioni veniva considerata una fissata”, come tutte le persone che continuano a pensare che sia un dovere contrastare le mafie e non contrattare con le mafie.
Per tutte queste ragioni Angela Napoli è stata ed è nel mirino dei tanti che ha “disturbato” , nel 2010 fu anche rivelato, da un pentito, un piano per la sua eliminazione.

Nel marzo scorso non è stata rieletta e, con grande solerzia, le hanno subito revocato la scorta.
Abbiamo sempre avuto dubbi sul numero e l’assegnazione delle scorte e, dunque, ben venga una radicale revisione dei criteri, ma davvero Angela Napoli non rientra più tra gli obiettivi della ‘ndrangheta? Oppure non inizia proprio ora quel periodo di possibile oscuramento politico e mediatico tanto caro a chi ama muoversi nel buio, e non solo simbolicamente?

Forse, prima di levare la scorta ad Angela Napoli a Fabio Granata, sarebbe stato meglio levarla a qualcuno di quelli che marciano contro i tribunali e contro i palazzi di giustizia.
Loro non hanno bisogno di scorte, anzi forse ne avrebbero bisogno i cittadini e la Costituzione.