Non si è ancora placata la bufera sulla distruzione delle telefonate tra il Capo dello Stato, Giorgio Napolitano, e l’ex ministro dell’Interno, Nicola Mancino, registrate nell’ambito dell’inchiesta sulla Trattativa Stato-Mafia, che si torna a parlare di intercettazioni. Per la verità, già un attimo dopo la sua elezione a Presidente della Commissione Giustizia del Senato, Francesco Nitto Palma si era affrettato a sottolineare la necessità di riformare il sistema delle intercettazioni, bollandola come una ‘priorità’ del nuovo governo. Eppure questo strumento tanto utile in moltissime indagini, è già ben regolamentato. Ma questo evidentemente non basta, se è vero, come è vero, che il PdL è già tornato alla carica con il capogruppo della Commissione Giustizia del partito di Silvio Berlusconi, Enrico Costa, il quale ha depositato una proposta di legge che sembra la fotocopia del famigerato testo Alfano, quello che mirava a una stretta sullo strumento investigativo.

Tutto questo si verifica proprio mentre alla Giunta per le autorizzazioni della Camera arriva una richiesta per l’ascolto nell’ambito dell’inchiesta sulla P3 di conversazioni telefoniche dell’attuale coordinatore del PdL, Denis Verdini, nonchè degli ex parlamentari del partito di Berlusconi, Nicola Cosentino (attualmente in carcere per reati di camorra) e Marcello Dell’Utri (già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa). Ce n’è abbastanza per capire da dove nasca l’urgenza degli esponenti del PdL di far cadere una scure sulle intercettazioni, che, al contrario, per l’autorità giudiziaria e per quella investigativa italiana sono un punto fermo.

Si continua, dunque, a infierire su uno dei mezzi più utili del codice di procedura penale italiano per scovare e assicurare alla giustizia i criminali, i mafiosi, i corrotti e i riciclatori di denaro. Questo continuo rivedere la bozza di un testo, che di per sé è un’aggressione al lavoro dei magistrati e dei giornalisti, peraltro peggiorandola ogni volta di più, è persino stucchevole. E fa rabbia, considerato che tutto questo avviene mentre la Commissione CRIM del Parlamento Europeo (sul crimine organizzato, la corruzione e il riciclaggio di denaro) progetta di ‘esportare’ in Europa le migliori norme e misure antimafia italiane.

E’ fin troppo evidente come quello delle intercettazioni sia un problema solo per chi è intento a sfuggire dalle maglie della giustizia, magari perché imputato in numerosi processi o indagato per reati gravi. Si rassegnino, perché dall’Europa continueremo a dare battaglia con tutti i mezzi a nostra disposizione a chi vorrebbe distruggere risorse e strumenti fondamentali per la lotta alle mafie, alla corruzione e al riciclaggio di denaro.