Praticamente nessuno di coloro che nei giorni scorsi ha parlato di accanimento giudiziario contro Silvio Berlusconi ha letto la sentenza di primo grado del processo Mediaset, quella che è stata pienamente confermata dalla Corte d’Appello. Nessuno salvo l’imputato e i suoi difensori, certo… che però forse non sono necessariamente le migliori fonti di conoscenza se ci si vuole fare un’idea obiettiva sui fatti oggetto di un processo.

Nessuno di coloro che sabato ha manifestato contro uno dei tre poteri dello Stato conosce le carte e le indagini che hanno condotto a questo processo. Ma questo non gli ha impedito di protestare contro la persecuzione giudiziaria.

Non si guardano i fatti per cercare di farsi un’opinione. Si ha una certezza e si giudicano e guardano i fatti in base a questa premessa indimostrata. E’ un modo semplice e rassicurante di pensare. Ma è il modo di pensare da sudditi manipolabili e non da cittadini consapevoli.

Diventa difficile spiegare a chi ha già le sue certezze che è davvero ridicolo immaginare che tutti i magistrati che si sono occupati dei processi di Berlusconi siano d’accordo: solo in questo si tratta di almeno tre pubblici ministeri (due in primo grado e uno in appello) e di sei giudici… Tutte persone selezionate per concorso e a cui il processo è stato assegnato secondo regole automatiche, come vuole il principio del giudice naturale.

Diventa difficile spiegare anche che parlare di persecuzione giudiziaria vuol dire postulare che un magistrato (anzi, molti…) stia agendo in MALAFEDE per colpire un INNOCENTE: non può esistere accusa più infamante per chi svolge la giurisdizione. Non sarebbe il caso di provare a dimostrarlo con gli argomenti oltre ad urlare gli slogan che delegittimano?

Diventa difficile anche far capire che il fatto che la magistratura si occupi dei politici e li possa condannare non è un’anomalia o un’attentato alla democrazia, ma un’applicazione del principio di legalità e di uguaglianza, che non esonera coloro che hanno un consenso dal rispettare le norme.

I paesi in cui chi governa non risponde più delle proprie azioni e stabilisce lui ciò che è giusto o sbagliato non sono democrazie. E’ la differenza che c’è tra COMANDARE o REGNARE e GOVERNARE. Quando l’opinione precede la conoscenza dei fatti, il dialogo diviene impossibile. Speriamo di poter tornare presto tutti a ragionare e a confrontarci sulle cose concrete per il bene del Paese.