Rafforzare il dialogo e prediligere un comportamento più sensibile. E’ quanto si legge in una lettera dell’amministratore delegato di Equitalia, Benedetto Mineo, spedita ai direttori territoriali della società. Il contenuto è stato diffuso oggi dall’agenzia Ansa. Bisogna “valutare caso per caso, persona per persona” scrive Mineo. “Non possiamo permetterci un comportamento non adeguatamente orientato alla sensibilità“. Equitalia sembra prendere atto di “un disagio esteso, conseguenza diretta del perdurare della crisi” e l’amministratore delegato chiede a tutte le strutture di fare un lavoro capillare, tenendo conto, nel lavoro di contestazione dei debiti fiscali e di riscossione, delle situazioni in cui si trovano le persone.

Lo spunto della lettera di Mineo è l’episodio di cronaca di un piccolo imprenditore pugliese che aveva scritto alla Gazzetta del Mezzogiorno il proprio proposito di suicidarsi perché sommerso dai debiti, in particolare quelli verso lo Stato, che Equitalia è tenuta a riscuotere. La lettera era stata pubblicata un sabato ma la società di riscossione ha reagito subito. “Abbiamo chiamato il giornale, siamo risaliti all’indirizzo, un nostro funzionario si è messo subito in viaggio e ha raggiunto in casa l’autore della missiva. La cosa che più ci interessava, in quel momento, era stare vicino a quell’uomo affinché non si sentisse abbandonato dalle Istituzioni”, racconta l’ad a tutti i funzionari. Una storia finita bene. Ma “l’episodio – fa presente Mineo – non costituisce, purtroppo, un caso isolato. Riflette anzi un disagio esteso, conseguenza diretta del perdurare della crisi”. E allora se “rapidità di risposta e attenzione al contribuente hanno fatto la differenza nel caso dell’imprenditore pugliese”, “questo dimostra che, come sempre, il migliore sinonimo di servizio è proprio la relazione con le persone”.

“Siamo consapevoli che l’arrivo di una richiesta all’agente della riscossione, in un momento come quello che stiamo vivendo, possa infrangere equilibri già instabili. Di fronte a queste situazioni non possiamo permetterci di commettere errori o di avere un comportamento non adeguatamente orientato alla sensibilità che queste circostanze richiedono”. In questo modo – conclude la lettera – “possiamo vedere riconosciuto il nostro lavoro al servizio di un Paese che vogliamo più giusto, la nostra professionalità, l’imparzialità nel rispetto delle leggi e, non ultima, la nostra umanità”.