I tempi di crisi sono il momento migliore per avviare un’impresa, perché il lavoro costa poco ed è anche di qualità superiore, in quanto nessuno vuole essere licenziato. Lo ha detto nel Regno Unito Lord Young, ex ministro dell’ultimo governo Thatcher e ora consulente del governo guidato da David Cameron. E la furia dei sindacati britannici non è tardata ad arrivare.

È così bastato che l’Observer, la versione domenicale del Guardian, rivelasse una comunicazione privata fra Young e alcuni ministri per far dire al Tuc, il sindacato confederale del Regno Unito, che “qui si gioca sulla pelle dei lavoratori”. Il domenicale ha dedicato alcune pagine al politico di vecchio corso e ora con un incarico di consulenza, l’unico esterno al governo ad avere un ufficio tutto suo a Downing Street, residenza del primo ministro britannico. “L’aumento del numero delle imprese negli anni recenti – ha scritto nella comunicazione Young – dimostra che un periodo di crisi è il momento migliore per avviare un business. In questi periodi il lavoro costa meno ed è più efficiente, consentendo un maggiore ritorno dell’investimento”.

Contattato da ilfattoquotidiano.it, il Tuc ha ricordato come “due milioni e mezzo di persone” siano “ancora disoccupate nel Regno Unito e questo governo lo sta ignorando. Su quale pianeta vivono?”. Per il sindacato, basta un solo numero per capire la portata della crisi del lavoro in Uk. “Dal 2009, come dice l’istituto nazionale di statistica, il valore della paga oraria è diminuito dell’8,5% in termini reali”. Come a dire, con un’ora di lavoro, oggi chi lavora nel Regno Unito può comprare e pagare l’8,5% in meno di quello che poteva comprare e pagare nel 2009. Il tutto grazie all’inflazione, è vero, ma anche e soprattutto grazie al congelamento degli stipendi, al fatto che molte, troppe persone ancora vivono pagate a “minimum wage” (la paga minima di Stato) e le leggi sull’obbligatorio aumento di paga in aree molto care come quella di Londra sono il più delle volte disattese. Così, le dichiarazioni di Young sono bastate a far risvegliare il sindacato confederale e a farlo andare sulle barricate. Perché il lavoro, anche nel Regno Unito del capitalismo e del liberismo selvaggio, è sempre un tema che scalda gli animi.

Young, che un po’ di tempo fa fece un’altra gaffe sottovalutando l’impatto della crisi economica sulla vita dei britannici, dal canto suo si difende. Il suo ragionamento, dice, era semplicemente “basato su dati di fatto, su numeri statistici”. Del resto, diceva il lord nella comunicazione ai ministri, “aziende come Microsoft e persino la Disney sono nate tutte in tempi di crisi globale”. I numeri di uno studio della banca Barclays, aggiunge Young, lo dimostrerebbero. Dal 2009 a oggi, il numero delle imprese, soprattutto start-up, è cresciuto notevolmente, in particolare a Londra e nell’area metropolitana della capitale. Tutte aziende che, secondo il suo ragionamento, avrebbero beneficiato di un costo del lavoro più basso. La paga oraria minima garantita dalla legge è attualmente poco sopra le 6 sterline lorde all’ora, ma chiaramente chi lavora in aziende innovative e ricopre ruoli più alti può ambire a molto di più. Un “molto di più”, tuttavia, di certo inferiore rispetto ai periodi pre-crisi, quando raramente ci si accontentava e quando in sede di colloquio si poteva far leva sull’entità della paga. Ora non è più così. E Young, nella sua comunicazione, lo ha messo in risalto. “Il Regno Unito al momento è uno dei migliori contesti mondiali per avviare un’impresa e per fare profitto”, ha scritto.