Principale imputato, il welfare che viene a mancare, sempre più. Un bambino su quattro, nel 2020, sarà ufficialmente povero. Queste le previsioni, nel Regno Unito, del prestigioso e influente Institute for Fiscal Studies (Ifs), che ha fatto uno studio commissionato dall’Irlanda del Nord ma che ha validità per tutto il regno della regina Elisabetta. Duro colpo, così, per il governo britannico, conservatore e liberaldemocratico, guidato da David Cameron. Governo il quale è additato come principale responsabile del peggioramento della situazione per le famiglie dall’Ifs, che avverte: “Se non si invertirà la tendenza, nel 2020 ben 3,4 milioni di minori saranno in povertà relativa, e cioè vivranno in famiglie che guadagneranno sotto il 60% di uno stipendio medio ai livelli attuali”. Tutto questo nonostante il Child Poverty Act, il programma d’intenti del governo Cameron di qualche tempo fa, che si poneva come obiettivo la riduzione drastica della povertà infantile. Secondo gli esperti che stilarono il documento, le politiche di Cameron avrebbero portato, per il 2020, a un bambino su 20 in povertà relativa. Sta avvenendo esattamente il contrario, dice ora l’Ifs, “e il taglio del welfare ne è la principale causa”.

I benefit, cioè gli aiuti di Stato alle famiglie, vengono resi sempre più selettivi e sempre meno corposi. Con queste politiche, dice lo studio, a fine legislatura, nel 2015, altri 600mila bambini saranno scivolati in povertà relativa. “Gli obiettivi del Child Poverty Act non saranno mai raggiunti di questo passo – scrivono gli esperti dell’Ifs – e il governo deve approntare il prima possibile una seria politica di riduzione del danno e di inversione di tendenza”. In aumento, secondo l’istituto, anche il numero dei bambini in povertà assoluta, cioè quelli che vivono in famiglie il cui reddito è sotto il 60% del reddito medio del 2010/2011. “Nel 2020 saranno poco meno di 3 milioni”, precisa l’istituto, “e anche questo caso il piano del governo non verrà rispettato”.

Una politica fiscale più severa, contributi alle famiglie sempre meno distribuiti “a pioggia” – questa è una delle critiche più comuni degli oppositori al sistema del welfare britannico – e tagli dei budget dei ministeri chiave, in sostanza, sottolinea l’Ifs, stanno rendendo il Regno Unito, sempre più, un Paese “simile ad altre nazioni europee”. La spending review, chiaramente, è arrivata anche a queste latitudini, le casse del Regno Unito sono sempre meno pingui e “con le riforme fiscali e sociali dall’aprile 2010 – dice lo studio – si è arrivati a questa situazione”.

Famiglie povere anche per la crisi economica e per la disoccupazione? “Certo – dicono gli studiosi – ma la riforma del welfare è responsabile per la quasi totalità dell’aumento della povertà infantile”. La disoccupazione, del resto, in questi anni è stata più o meno stabile e l’economia del Regno Unito è tornata a crescere nell’ultimo trimestre (anche se di pochissimo) dopo due trimestri consecutivi di recessione. Così, si chiede ora l’associazione di volontariato Child Poverty Action Group, “perché non ricominciare a distribuire risorse ai britannici? I bambini dovrebbero essere al centro delle nostre politiche, le future generazioni sono tutto per noi”.