Elvira Savino, deputata del Pdl meglio nota come “la topolona” (copyright Dagospia) per il look aggressivo e i tacchi altissimi, negli ultimi giorni ha trovato il tempo di insultare il ministro Kyenge (“Proporrà una legge sulla poligamia stile Congo?”), i colleghi parlamentari del Movimento 5 Stelle (“Loro al Copasir? Un suicidio”) e, ovviamente, i giudici di Milano, naturaliter golpisti, come sarà chiarito a Brescia.

Una normale settimana da berlusconiana? Forse. Oppure, come preferiamo noi, Elvira Savino si comporta in modo così poco urbano per riuscire a mantenere la sua copertura di agente comunista nel Pdl. Prima di inserirsi così bene nel demi-monde berlusconiano, infatti, la giovane deputata flirtava con Rifondazione comunista: fu persino candidata per il Prc alle comunali di Conversano, vicino Bari. Era il lontano 1995: “A 18 anni siamo stati tutti idealmente comunisti”, tenta di sviare i sospetti lei, “sono stata inserita nelle liste di Rifondazione solo per fare un favore ad un caro amico, senza dare alcun valore alla mia candidatura”.

E se la verità fosse un’altra? Se, da allora, la compagna Savino fosse un agente in territorio nemico? Si pensi quali prove ha dovuto superare per non farsi scoprire. Prima il lavoro al mensile Formiche e il sodalizio professionale col direttore Paolo Messa, all’epoca portavoce del segretario Udc Marco Follini e uomo dalle multiformi capacità di rapporto nell’ambito del perimetro della vecchia Casa delle Libertà (e non solo). A quegli anni risale pure la gravosa operazione di copertura consistita nel dividere un appartamento a Roma con Sabina Began, poi divenuta “l’ape regina” del Cavaliere, con cui ha in comune pure la conoscenza del buon Giampaolo Tarantini (“me lo ha presentato mio marito nel 2008 e alla Began non l’ho presentato io”).

La scalata al vertice, ha raccontato lei, era cominciata nel 2005 quando conobbe Silvio Berlusconi ad una convention di Liberal di Ferdinando Adornato. Come si vede, frequentazioni e luoghi poco adatti ad una militante del proletariato, ma la missione prima di tutto: nel 2008, anno della disfatta della sinistra radicale, Savino ha la soddisfazione di riportare la bandiera rossa in Parlamento (per quanto sotto mentite spoglie). Da allora, però, le insidie si sono moltiplicate: non solo il pericolo d’essere scoperta a venerare un’immaginetta di Rosa Luxemburg, ma pure un’inchiesta per riciclaggio per aver fatto da prestanome per il conto corrente di un imprenditore legato al clan Parisi. Succede spesso: per non farsi scoprire, uno finisce per immedesimarsi troppo. O no?