Fateci caso: da quando è divenuta ministro della Repubblica una donna africana è ripresa sui media la campagna razzista e xenofoba che negli ultimi due anni era scemata.

La tecnica è collaudata: si pescano episodi di cronaca nera che coinvolgano immigrati, meglio se neri, e ci si costruisce intorno il solito teatrino per far passare l’equiparazione immigrato=pericoloso criminale. Esemplare la puntata del 7 maggio di Porta a Porta, dove più che Bruno Vespa erano gli ospiti in studio a parlare dell’omicidio di Ilaria Leone attraverso generalizzazioni e luoghi comuni.

E la politica? È bastato che il ministro Kyenge parlasse di cittadinanza agli stranieri nati in Italia, di interventi su quell’infamia che sono i Cie e di eliminazione del reato di clandestinità per far uscire dalle grotte i vari Borghezio e La Russa.

Una cosa appare chiara: questo governo ben poco potrà fare per rimuovere gli effetti devastanti che l’ideologia leghista –fiancheggiata dai reduci del Msi con la condiscendenza di Berlusconi– ha prodotto con dieci anni di politiche criminogene, nell’illusione di poter risolvere un fenomeno sociale con la proibizione e la galera.

Nessuna soluzione, dunque, rispetto a una realtà fatta di 500 mila migranti che lavorano in nero, di 1 milioni di giovani italiani di seconda generazione, di 24 mila stranieri in carcere molto spesso perché manovalanza del mercato illegale dei falsi e degli stupefacenti.

La scelta oggi è tra proseguire lo scontro ideologico che non porta a nulla oppure porsi obiettivi di governo dei flussi migratori che rimangono una opportunità negata.

Beppe Grillo ha affermato che ci vorrebbe un referendum propositivo per decidere che la cittadinanza venga data a chi nasce in Italia (principio dello jus soli).

In attesa di una riforma costituzionale che lo consenta, sarebbe intanto cosa buona e giusta se fosse calendarizzata in Parlamento la proposta di legge di iniziativa popolare per il riconoscimento della cittadinanza agli stranieri nati qui, su cui la campagna “Italia sono anch’io” ha raccolto 110 mila firme.

Confido che il M5S riesca a imporre presto la modifica dei regolamenti parlamentari per dare tempi certi alla discussione e votazione delle proposte di legge di iniziativa popolare, avendone subito l’insabbiamento delle proprie.

Quanto al referendum, credo anch’io che siano urgenti, solo che mi riferisco a quelli per rimuovere le follie della Bossi-Fini e del pacchetto sicurezza Maroni.

Per questo abbiamo depositato 3 referendum abrogativi nazionali: uno per cancellare il reato di clandestinità (caso aberrante di criminalizzazione di una condizione anziché di una condotta),  uno relativo alla disumanità dei Cie, uno per eliminare quelle norme che precarizzano il lavoratore migrante e lo costringono ad accettare condizioni economiche e lavorative così misere da far gridare “concorrenza sleale!” gli italiani.

Tre referendum, tre riforme non solo per restituire diritti umani a coloro cui vengono negati, ma per avviare un’integrazione che vedrebbe uscire vincitori sia i vecchi che i nuovi italiani.

L’alternativa è tra avere 500 mila lavoratori in nero soggetti ai ricatti dei datori di lavoro e della microcriminalità oppure regolarizzare queste persone già attive portando nelle casse dello Stato 3 miliardi di euro ogni anno di sole tasse (la Fondazione Ismu stima che ogni immigrato regolare versa in media quasi seimila euro l’anno tra tasse e contributi); è tra far vivere 1 milione di giovani senza sapere se e quanto potranno rimanere e dare loro la certezza di far parte di una comunità, con il suo portato di diritti e di doveri.

Iniziando la raccolta firme nel mese di giugno, i referendum si voterebbero nella primavera 2014: il tempo necessario perché si apra un dibattito pubblico su concrete proposte di governo anziché sulle sparate buone solo per l’audience de “La zanzara”.

Per raccogliere 500 mila firme in un Paese come il nostro dove gli ostacoli ai referendum –dagli autenticatori all’informazione- sono massimi, però, occorre allargare il fronte dei promotori. Per questo mi appello a tutte le forze politiche e sociali, ai cittadini che non possono più tollerare che una questione seria come l’immigrazione sia rimossa o utilizzata per fare propaganda sulla pelle di milioni di persone.