Due anni fa moriva uno dei personaggi più amati della lotta contro il centro oli di Ortona, il signor Armando Orsini. Aveva 78 anni ed era il proprietario di un terreno in contrada Feudo dove lui e sua moglie Maria avevano piantato degli ulivi appena sposati. Il suo era un campo come tanti in Abruzzo, in collina con vista sul mare, dove gli si occhi si perdono fra le varie sfumature di verde a seconda delle stagioni, e a cui si accede da una stradina stretta, fangosa d’inverno e dal profumo di natura in primavera.

Dopo 50 anni l’Eni aveva deciso che quell’uliveto era proprio il posto giusto per costruirci una raffineria di petrolio. Pensavano: veni, vidi, vici.

Mai avrebbero gli uomini di Scaroni pensato che qualcuno potesse dirgli di no. E infatti, circa una dozzina di altri proprietari di vigneti ed uliveti cedettero alle lusinghe, alle pressioni e al miraggio dei soldi, vendendo la loro terra al mostro a sei zampe. E invece ci fu qualcuno che disse no: il signor Armando Orsini e la sua confinante Maria Paolucci.

Nel dire no, le due famiglie dissero no non solo ai 200,000 euro offertigli per quegli ulivi da trasformare in fiaccole, ma dissero no alla paura, all’idea che i prepotenti debbano per forza vincere, alla rassegnazione che “tanto quel terreno se lo prendono lo stesso, meglio almeno portare a casa qualche soldo.” Una lezione di umiltà e di coraggio per tutti.

Me lo ricordo bene il signor Orsini. La sua gentilezza, l’onnipresente berretto, gli occhi schivi ma brillanti, e la parlata calma ma certa nel dire la sua semplice verità alle telecamere di Rai Uno: “Se quelli vengono, non avvelenano mica solo me, avvelenano tutti.”

Alla fine, dopo tante proteste, dopo tanti piccoli e grandi gesti di dissenso da parte di tutti, l’Eni rinunciò al Centro Oli di Ortona, che non è mai stato costruito. L’uliveto è ancora nelle mani della famiglia Orsini – speriamo per almeno altri 50 anni.

Ecco, sono passati due anni dal 10 Maggio 2013 ed è bello ogni tanto fermarsi, ricordare ed essere grati. Il signor Orsini ci ha lasciato un esempio che spero non vada dimenticato ma che resti invece nella memoria collettiva a darci la carica per le tante altre battaglie future. Grazie signori Armando e Maria Orsini, grazie signora Maria Paolucci.

Questa è l’Italia migliore.