Il consiglio di Telecom Italia prende tempo sia sull’ipotesi di scorporo della rete che su quella di aggregazione con 3 Italia. E intanto la società assiste a un lento declino testimoniato da un primo trimestre 2013 con utili quasi dimezzati (a 364 milioni dai 605 milioni dello stesso periodo 2012) e dai ricavi in discesa (-8% a 6,7 miliardi). Alla fine di una riunione durata cinque ore, il consiglio del gruppo presieduto da Franco Bernabé si è dato appuntamento al 23 maggio per discutere dell’eventuale scorporo della rete, unico vero asset nelle mani della società, nonché garanzia indiretta per i debiti del gruppo che ormai ammontano a 28,7 miliardi (+493 milioni rispetto al 31 dicembre scorso). L’affare 3 Italia, invece, viene rimandato a un approfondimento da concludersi “entro trenta giorni”.

Del resto, secondo quanto si apprende da una conference call con gli analisti del direttore finanziario di Telefonica, Angel Vila, Telecom è ancora in attesa di un’offerta da parte dei cinesi. E secondo quanto dichiarato dal consigliere Tarak Ben Ammar, “nessuno è contro niente” e “ci sarà certamente un dialogo con H3g (che controlla 3 Italia, ndr) per capire i numeri”. Il finanziere tunisino, vicino al vicepresidente delle Generali, Vincent Bolloré (socio e presidente in pectore del gruppo francese dei media e delle telecomunicazioni Vivendi), ha insomma fatto capire che nessuna opzione è preclusa. A patto naturalmente di creare valore per i soci.

Tuttavia se anche gli spagnoli di Telefonica, soci di Telecom attraverso la holding Telco, fossero contrari, in linea di principio, all’offerta cinese, non si potrebbe certo biasimarli. Soprattutto se l’aggregazione con 3 Italia aprirà alla possibilità che H3G possa salire fino al 29,9% di Telecom Italia diventandone il primo socio e superando quindi la partecipazione detenuta da Telco (22,44%) a prezzi dimezzati rispetto a quelli del 2007 quando Telefonica fece il suo ingresso nel capitale di Telco.

All’epoca, per partecipare all’offerta di Telco, assieme a Generali (30,58%), Intesa (11,62%) e Mediobanca (11,62%), e strappare Telecom dalle mani della Olimpia di Marco Tronchetti Provera, il gruppo di Madrid sborsò infatti 2,3 miliardi, diventando il primo azionista di Telco con il 46,81 per cento. Un’operazione che Telefonica da subito definì strategica come del resto ricordato di recente in occasione dell’offerta del magnate egiziano Naguib Sawiris. E a guardare i conti di Telefonica nel primo trimestre 2013 si capisce anche il perché: “L’America latina ha contribuito ai ricavi del gruppo per oltre il 50% per il secondo trimestre consecutivo e il Brasile è diventato il nostro principale mercato in termini di contributo ai ricavi”, ha spiegato in occasione della trimestrale il presidente Caesar Alierta. Proprio quella America Latina in cui Telecom ha asset importanti in Brasile, Argentina e Paraguay sia nelle telecomunicazioni mobili che fisse. Aree in cui i ricchi cinesi di Hutchison Whampoa non sono invece presenti.

La partita è insomma delicata. Ma il tempo corre veloce sotto il peso del debito di Telecom Italia il cui comitato ristretto di saggi, istituito lo scorso 11 aprile, ha comunicato ieri di “non ravvisare la presenza di impedimenti all’apertura di un tavolo di discussione con la controparte in vista dell’eventuale realizzazione dell’operazione” e ha così “suggerito di dare mandato al top management di effettuare una verifica con la controparte, per accertare l’esistenza di margini di negoziazione realistici” nell’ambisto di una seconda fase di approfondimenti.

Approfondimenti che però hanno un senso alla luce anche dello scorporo della rete dove pure Telecom si riserva di continuare nelle proprie analisi relative all’ “assetto regolamentare competitivo della rete di accesso in Italia, rispetto al restante panorama europeo; il perimetro oggetto di potenziale separazione e le modalità, con una valutazione comparativa degli effetti che ne potrebbero derivare per Telecom , in prospettiva di creazione di valore; i financials e la tempistica”. Tempistica che naturalmente non può prescindere dalla variabile politica tornata di recente alla ribalta per via dell’incontro fra il neoministro per lo Sviluppo economico, Flavio Zanonato, e il presidente Bernabé con tanto di giallo su ipotesi di nazionalizzazione di Telecom.