Giù, lo spettacolo della Compagnia Scimone Sframeli, Premio UBU 2012 per la miglior scenografia, in programmazione a Pubblico Teatro il 9 e 10 maggio ore 21.

Giù è un invito indignato a rompere il silenzio per dare voce agli altri. E’ un urlo contro il marciume della nostra società che umilia la dignità e la libertà dell’individuo.

In scena una sala da bagno, grande e un po’ delabré, al cui centro troneggia un gigantesco water che Lino Fiorito è riuscito a rendere una vera e propria opera d’arte visiva, al punto da aver vinto il Premio Ubu 2012. Metafora di una condizione del Paese e della sua vita quotidiana, dalle sue tubature emergono delle figure umane come spiriti sotterranei, come anime in pena risalite da profondità infernali.

All’inizio la questione sembra riguardare unicamente il rapporto fra padri e figli: mentre un uomo si sta facendo la barba, una mattina, il figlio si affaccia dal water e gli dice che lì dentro ci è finito grazie a lui, alla sua incapacità di ascoltarlo, e che da lì non vuole più essere tirato fuori perché almeno là sotto non deve preoccuparsi del futuro. Una eloquente metafora di un’intera generazione buttata nel cesso …

Ma via via spuntano anche altri personaggi:  Don Carlo, un prete scomodo, che è finito giù perché su non lo lasciano più pregare, il sagrestano che dopo tanti anni di soprusi e violenze, stanco di subire,  trova nel cesso la forza e il coraggio di ribellarsi.  Giù c’è anche il povero cristo di Ugo che preferisce cantare sotto un ponte per non perdere la dignità…per non vendere la propria dignità. Giù ci sono tante persone che per difendere i valori umani e lottare contro il male che avanza, aspettano il loro turno per tornare, di nuovo, su.

Dopo Pali, in cui dilagava la melma di cui è intriso il reale e da cui bisognava proteggersi, Scimone e Sframeli ribaltano la prospettiva: le umane deiezioni diventano una scelta “virtuosa” rispetto a quelle, metaforiche e non, che stanno asfissiando il nostro vivere quotidiano, una denuncia che segnala il livello di guardia che ormai stiamo oltrepassando. La scrittura di Scimone, però, lo fa senza nessuna demagogia, con quella sorta di perpetua innocenza che da sempre contraddistingue le sue creature da palcoscenico, “buffoni” in costante  interrogazione. 

Il 9 maggio, dopo lo spettacolo, nel ridotto A. Testoni di Pubblico teatro, incontro con la Compagnia nell’ambito di In Contemporanea. Con Laura Mariani e Cristina Valenti del Dipartimento delle Arti

Info e prenotazioni 051/573040  – Info@teatrocasalecchio.it  – www.teatrocasalecchio.it