Ci sono volute oltre due ore per trasportare in ospedale Benedetto Montemurro, 35enne operaio dell’Ilva, caduto questa mattina da un’altezza di quasi 4 metri mentre lavorava nel reparto Acciaieria 1 dello stabilimento siderurgico di Taranto. Secondo la ricostruzione degli ispettori del lavoro e dei vigili del fuoco, un ponteggio del convertitore 3, fermo per lavori di manutenzione, avrebbe ceduto facendo precipitare l’uomo in un’area poco accessibile. Non solo. Il mal funzionamento del montacarichi a cui è collegato il ponteggio avrebbe impedito di portare via l’uomo dal luogo in cui è precipitato per condurlo in ospedale: Montemurro, infatti, è stato estratto direttamente dalla bocca del convertitore e solo a distanza di ore trasportato all’ospedale SS. Annunziata, dove gli sono stati riscontrati traumi alla spalla, a una gamba e al piede sinistro. Fortunatamente nulla di grave, quindi, ma cosa sarebbe accaduto se le ferite fossero state più serie tanto da richiedere immediati interventi chirurgici?

Immediata la reazione dei colleghi, che hanno abbandonato il reparto dopo la decisione di Fim, Fiom e Uilm di proclamare uno sciopero fino alle 7 di domani mattina. “Non è possibile che ci vogliano tre ore per estrarre un lavoratore dal luogo dell’incidente – ha raccontato al fattoquotidiano.it Francesco Bardinella della Fiom Cgil – Si stanno verificando una serie di incidenti che sono un chiaro campanello d’allarme che deve essere tenuto in grande considerazione e l’azienda deve intervenire tempestivamente”.

In una nota stampa l’Ilva ha minimizzato la vicenda sostenendo che “l’infortunato ha ricevuto prontamente i primi soccorsi dai vigili del fuoco di stabilimento accompagnati successivamente dal personale medico”, pur ammettendo che “le particolari condizioni del luogo dell’incidente hanno complicato le operazioni di assistenza che sono durate circa due ore”. Eppure per i sindacati metalmeccanici è di “estrema gravità quanto accaduto nelle operazioni di primo soccorso”, soprattutto legate al fatto che l’azienda non avrebbe un piano di evacuazione. “Ci riferiamo in particolar modo – si legge infatti in una nota congiunta di Cgil Cisl e Uil – alla mancanza di un piano di evacuazione, che l’azienda è obbligata a mettere in atto, in particolar modo nelle operazioni di manutenzione impianti. La mancanza di quanto denunciato ha ritardato, di circa 2 ore e mezzo, le operazioni di salvataggio dello stesso lavoratore, dall’interno del convertitore” confermando così “un atteggiamento dell’azienda di totale sottovalutazione, rispetto al tema della sicurezza. In una fase così delicata e importante, nonostante gli infortuni mortali degli ultimi mesi e il pressante impegno di Fim, Fiom e Uilm, delle Rsu e delle Rls – concludono i sindacati – ancora oggi l’Ilva continua a non fornire le risposte che i lavoratori attendono”. Intanto anche la procura della Repubblica di Taranto ha aperto un fascicolo per stabilire eventuali responsabilità. Nello stabilimento Ilva, infatti, questa mattina si è recato anche il sostituto procuratore Remo Epifani che con i tecnici dello Spesal sta cercando di fare piena luce sull’incidente.