La giunta per le autorizzazioni e le immunità del Senato in mano alla Lega? Detta così la questione può non destare particolare stupore. Perché, comunque, l’organismo – per regolamento – spetta all’opposizione. Invece, l’assegnazione di quella particolare poltrona di vigilanza e garanzia al Carroccio rappresenterebbe un caso politico importante. Perché significherebbe dare al principale alleato di Berlusconi la chiave principale della sua salvaguardia politica.

In queste ore di meticolosa divisione delle presidenze delle commissioni permanenti, la storia di questo organismo di 23 componenti, chiamato a dirimere questioni di autorizzazioni a procedere a fronte di richieste di arresto o indagini su un senatore oppure a dichiararne la sua decadenza in virtù di una condanna diventata definitiva, è una delle cose su cui Berlusconi sta facendo le pressioni più forti. In questa legislatura, infatti, il Cavaliere siede tra i banchi di palazzo Madama. E qualora arrivasse per lui la condanna definitiva sul processo Mediaset (che si annuncia in autunno, salvo colpi di scena provenienti dalla Corte costituzionale, che potrebbe annullare il processo), sarebbe proprio questa Giunta a dover decidere, in prima battuta, se chiudere anzitempo la sua carriera parlamentare decretandone la decadenza oppure no. Certo, l’ultima parola spetterebbe sempre poi all’aula di palazzo Madama, dove un voto segreto – in questo clima – potrebbe comunque riservare sorprese.

La presidenza della giunta potrebbe rallentare il voto d’aula. E chi è il miglior “mago” dei regolamenti e dei cavilli presente in Senato? Senza dubbio il leghista Roberto Calderoli. Guarda caso chiamato a gestire proprio lui la divisione dei pani e dei pesci delle poltrone delle commissioni per conto della Lega. Solo che lui è un nome troppo “ingombrante” per essere votato. Meglio una figura più opaca, ma non meno “svelta”. Ecco, dunque, emergere il nome di Raffaele Volpi, un vero funzionario di partito cresciuto a pane e via Bellerio, che ha però ricoperto ruoli delicati. Nella precedente legislatura era in commissione Affari Costituzionali, ma non è considerato uomo che brilla per iniziativa personale. Suo grande sponsor sarebbe il “saggio” Giancarlo Giorgetti, più che lo stesso Maroni, ma soprattutto gode di grande stima di Calderoli. Che, non ci sono dubbi, saprebbe indirizzarne puntualmente le azioni, in caso di necessità.

La Giunta in pugno alla Lega, dunque? I giochi non sono fatti. La trattativa proseguirà, infatti, nella giornata di oggi. Anche perché il Movimento 5 Stelle rivendica per sè quella poltrona. Il motivo ? Di fatto i grillini sono l’unica vera opposizione presente in Parlamento. E, in particolare, proprio a palazzo Madama, Sel non ha raggiunto il numero per poter creare un gruppo autonomo (solo solo sette i senatori di Vendola) e anche la Lega ne ha solo 17, contro i 52 (escluso Mastrangeli, espulso, e la Mangili, che non c’è) dell’M5S.

Solo che il Movimento – che avrebbe candidato il siciliano Michele Giarrusso per il ruolo di presidente – non può ottenere tutto. E visto che, comunque, l’ultima parola su questo organismo spetta al presidente del Senato, Pietro Grasso, par di capire che le “larghe intese” potrebbero favorire la Lega piuttosto che i grillini. Insomma, chi comanderà l’organismo avrà in mano la golden share del futuro politico di Silvio Berlusconi. E il Cavaliere non ha intenzione di mollare per nessun motivo.

Da Il Fatto Quotidiano del 7 maggio 2013