Quell’elettorato che in un’uggiosa giornata di febbraio si recò ai seggi per votare per il Pd, Sel, M5S e Rivoluzione Civile, di una cosa doveva essere assolutamente certo: Berlusconi non avrebbe più governato.

In molti si aspettavano che il leader del Pdl non avesse più ancore di salvezza. La conclusione dei processi era alle porte, legittimo sospetto e impedimento permettendo, e in tanti avevano creduto che il “Caimano”, da quella tornata elettorale, ne sarebbe uscito sconfitto.

Il risultato delle elezioni fu invece una sorpresa: sia per i consensi raccolti dalla matricola M5S, il terzo partito, sia perché il Pdl non solo aveva conquistato il secondo posto, ma per un soffio non era di nuovo in pole position.

Il risultato delle elezioni fu disastroso perché non c’era una maggioranza.

Quando ancora il nuovo esecutivo non si era formato, si vociferava di inevitabili e imminenti elezioni anticipate. Ma rimaneva il gap del “porcellum”.

Nel frattempo, il Partito democratico dell’oramai “politicamente defunto” Bersani, quello che voleva “smacchiare il giaguaro”, e il Movimento 5 Stelle, che non hanno mai trovato tra loro un’intesa, perdevano di vista l’obiettivo principale: fare un governo ed evitare di consegnare nelle mani di Silvio Berlusconi il destino del paese.

Tutto questo accadeva in concomitanza con la scadenza del mandato del Capo dello Stato.

Al posto di Napolitano il Pd si giocava le carte Marini e Prodi senza successo, mentre il M5S, che della coerenza ha fatto la propria bandiera, rimaneva fermo sulla candidatura di Stefano Rodotà.

Ma Rodotà non era gradito al Pd. Le motivazioni? Ancora non si conoscono.

La classe dirigente del Pd, formata da politici ben più navigati dei giovani grillini e da esperti di “larghe intese”, pur di blindare la propria carriera politica almeno per un’altra legislatura, trovava l’accordo con il partito di Berlusconi sulla candidatura di Napolitano.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti.

La base del Pd sta manifestando il proprio dissenso e ha contestato aspramente l’inciucio Pd-Pdl. I militanti piddini esclusi dalle “larghe intese”, stanno occupando le proprie sedi dopo aver coniato l’hashtag “Occupy Pd”; ma dalle Camere, dalla loro classe dirigente, nessuna risposta.

Qualche ammissione di responsabilità è arrivata dalle file dei “giovani turchi”, Orfini e Civati, ma a parte le loro timide esternazioni, il “governissimo” ormai è già al lavoro: hanno giurato i ministri, i viceministri e i sottosegretari.

Pd e Pdl sono finalmente convolati a nozze.

Enrico Letta, designato premier da Napolitano, ha già dichiarato che ora tutti si devono sentire parte di una grande squadra.

Non credo che questa fosse la volontà degli elettori del centrosinistra.

Qualcuno più anziano del sottoscritto, ha rievocato gli anni della “balena bianca”. Ve la ricordate? Era ufficialmente scomparsa nel 1994 ma il suo fantasma da allora non ha mai smesso di aggirarsi tra le mura di Palazzo Chigi.