Una legge anti corruzione che ha scontentato molti, anche i corrotti. Un ddl sulla incandidabilità dei condannati depotenziato e che ha portato in Parlamento indagati e imputati. Una mancata riforma sulla diffamazione che ha rischiato di essere peggiorata al tal punto da essere bocciata anche dal centrodestra. Un’altra mancata riforma dell’uso/presunto abuso delle intercettazioni che ha portato il Pdl a togliere la fiducia al governo. La chiusura o accorpamento dei Tribunali causa spending review comporterà lo spostamento di migliaia di fascicoli. Nessuna soluzione definitiva per la condizioni dei detenuti nelle carceri. Il bilancio del governo Monti nel settore Giustizia ha molte più ombre che luci.   

La legge anticorruzione. Risultato di una mediazione a tratti estenuante il ddl anticorruzione con il cosiddetto “spacchettamento” della concussione ha accorciato la prescrizione. E due mesi fa la norma ha “salvato” le coop rosse nel procedimento sul “Sistema Sesto”. E così, fresco di nomina a Palazzo Madama, Pietro Grasso, ha messo al primo posto la riforma della legge:La mia proposta parte dalla legge varata nei mesi scorsi dal ministro Severino e punta a migliorarla sotto il profilo repressivo, allungando anche i tempi di prescrizione”. 

Incandidabilità: la legge coi “paletti”. Il dl sulla incandidabilità è un provvedimento i cui ”paletti” sono stati fissati dalla delega ereditata dal precedente governo, e ‘”all’interno di questi paletti abbiamo fatto il massimo di quanto si poteva fare”. Il ministro Severino ha dovuto rispondere alle critiche ricevute in particolare sulla soglia di due anni di condanna previsti. Il provvedimento ha quasi dimezzato il numero di impresentabili – molti sono stati lasciati fuori dalle liste – ma ha comunque permesso l’ingresso di 7 condannati in via definitiva, di sei imputati che hanno beneficiato della prescrizione, di 11 parlamentari con processi in corso o condanne non definitive, di 19 indagati.

Spending review e accorpamento Tribunali. L’estate scorsa il Cdm ha approvato il taglio di 37 tribunali. Sono poco meno 220mila i fascicoli che dovranno essere portati da una sede all’altra insieme a magistrati, personale amministrativo, avvocati e parti. Gli uffici di Castrovillari (Cosenza) dovranno  assorbire poco meno di 30mila procedimenti in corso a Rossano, a oltre 50 chilometri. A Bassano del Grappa (Vicenza) chiuderà il Tribunale anche se era già pronta una nuova sede costata 12 milioni. Per “ragioni organizzative o funzionali” si potrà continuare a utilizzare, al massimo per 5 anni, le stesse sedi soppresse: in alcuni casi probabilmente si continuerà a rimanere nelle stesse sedi con le stesse spese. Le udienze fissate fino al 13 settembre si terranno negli uffici da eliminare, mentre quelle fissate dopo dovranno tenersi negli uffici “accorpanti”.  

Sovraffollamento nelle carceri e condizioni dei detenuti. ”Confido che il nuovo Parlamento… dimostri sensibilità nei confronti del mondo carcerario e dei problemi dei detenuti, affrontando l’argomento delle misure alternative” dichiarava il ministro della Giustizia pochi giorni fa. Il ddl sulle misure alternative non è arrivato al termine del suo iter parlamentare. La conversione in legge del decreto ‘salva carceri’ ha consentito di incidere parzialmente sul fenomeno degli ingressi per soli 2-3 giorni. Poco rileva il fatto che i detenuti siano poco più di 65mila contro i 68.047 del novembre 2011 perché le prigioni potrebbero al massimo ospitare la Corte europea di Strasburgo a condannare l’Italia per “trattamento inumano”. 

Il rinvio di un anno della chiusura degli ospedale psichiatrici giudiziari. 22 marzo 2013. “Abbiamo lavorato moltissimo perché il provvedimento sugli ospedali psichiatrici giudiziari passasse dalla carta ai fatti…” diceva il ministro Severino, ma non è andata così. Un rinvio bollato come “il fallimento del governo dei tecnici che avrebbero avuto tutto il tempo per organizzare il superamento di questi ghetti” da Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone. Si trattava  di trovare posto a 1.214 persone “che aveva persino la copertura finanziaria, 50 milioni di euro”.