Ballate sediziose” è il nuovo libro del bolognese Valerio Monteventi, ex consigliere comunale indipendente nelle fila di Rifondazione Comunista, poi candidato sindaco di Bologna con Bologna Città Libera nel 2009.  Il primo romanzo di Monteventi, già autore dei saggi Berretta Rossa (con Serafino D’Onofrio) e Guazzaloca 50,69 per cento. Perché a Bologna ha perso la sinistra (con Rudi Ghedini) racconta in ogni pagina una differente sfumatura della sinistra movimentista sotto Le Due Torri, e non solo.

C’è il mondo dei centri sociali, dei cortei no global, dell’assalto di massa al vertice della Banca Mondiale a Praga nel settembre 2000, così come del massacro di Genova al G8 dell’anno seguente. Ci sono i briganti bolognesi dell’800, l’inno di Potere Operaio, l’insurrezione riuscita del 1334, quella fallita del 1874 e quella uccisa prima ancora di nascere del 13 novembre del 1794. Ci sono gli scontri del marzo del 1977 e c’è l’occupazione del cinema Arcobaleno del 11.11.11 da parte di Santa Insolvenza, quando un corteo di mille persone invase un cinema abbandonato a due passi da Piazza Maggiore con lo slogan “Occupy everything, make miracles!”.

“Ballate sediziose” è un caleidoscopio di storie che riempiono le quasi 300 pagine di quello che per l’autore è un vero e proprio esperimento narrativo. Attraverso la cornice di un romanzo irregolare, che per avere giustizia merita di essere letto ad alta voce e in compagnia, Monteventi sbalza il lettore tra le  mille storie e i mille riferimenti culturali delle sinistra movimentista e barricadera di tutti i tempi, dal leggendario bandito Gaetano Prosperi, che nell’800 diede per anni filo da torcere alle guardie sabaude, al calciatore basco Goikoetxea, passando per il pianoforte suonato in piazza in mezzo agli scontri che sconvolsero Bologna dopo l’uccisione di Francesco Lorusso, nel 1977.

Protagonista del romanzo Gino Calamita, cresciuto a “pane, politica e sfighe sociali”. Un personaggio sopra le righe, come del resto tutte le maschere che gli girano attorno. Per risollevare il morale dei giovani senza futuro, impantanati nelle sabbie mobili del grigio presente, Gino decide di scrivere una ballata come quelle di una volta, un canto popolare di lotta capace di salvarli dalla rassegnazione. Molto difficile, visti i tempi. E per questo Gino sceglie la strada della seduta spiritica, unico mezzo per contattare i rivoltosi, i ribelli e i rivoluzionari da barricata passati alla storia. Una seduta che si svolgerà all’interno dell’occupazione del Cinema Arcobaleno, la cui pianificazione il romanzo racconta nel dettaglio.

Per chi frequenta certi ambienti cittadini non sarà difficile individuare personaggio realmente esistenti, così come non è un mistero la sovrapponibilità quasi completa tra Gino Calamita e lo stesso Monteventi. “Non so se sono davvero io – dice l’autore – dopo tutto questo è e resta un romanzo. I personaggio sono tutti inventati, al massimo li ho costruiti unendo tratti caratteriali di persone differenti che ho conosciuto nel corso del tempo. La verità è che scrivere mi è sempre piaciuto, e sono arrivato in un momento della vita in cui ho molte storie da raccontare. Dovevo trovare un modo per farlo, per trasmettere quello che altrimenti pian piano si perderebbe nel corso degli anni, fino ad essere completamente dimenticato. Perché, lo sappiamo, la storia la scrivono sempre i vincitori. Per rimediare ho scelto la via del romanzo”. 

Il risultato è “Ballate sediziose”, romanzo che si dedica ai “perdenti” per definizione e alle loro battaglie, ai rivoltosi di ogni tempo e ai movimenti appunto. Ma dopo tutto, ricorda Monteventi nel suo libro, “se un sogno ha così tanti ostacoli significa che è quello giusto”.