Il 3 maggio è la giornata mondiale per la libertà di informazione.
Nel solo 2012 il numero dei cronisti ammazzati nel mondo ha raggiunto quota 122.
Iran, Iraq ,Messico, Russia guidano questa vergognosa classifica.
L’Italia ha alle sue spalle un lungo elenco di cronisti ammazzati da Pippo Fava a Peppino Impastato, da Mario Francese a Beppe Alfano, da Giovanni Spampinato a Cosimo Cristina, da Carlo Casalegno a Giancarlo Siani, da Ilaria Alpi a Milos Hrovatin, da Marco Lucchetta a Mauro Di Mauro, per citarne solo alcuni.

Tutti morti ammazzati perché cercavano di portare luce nelle oscurità e nei misteri di Italia, a cominciare dal sanguinoso intreccio tra mafie e politica. Oggi per tacitare i pochi cronisti coraggiosi che ancora tengano di esercitare il mestiere, si ricorre alle minacce, alle intimidazioni, alle pressioni sull’editore compiacente, alle cosiddette “querele temerarie”, diventate un vero e proprio strumento di intimidazione preventiva.

Non causalmente l’Italia occupa, insieme all’Ungheria, la maglia nera in Europa in materia di libertà dei media, stando ai rapporti internazionali.
Questa classifica disonorevole deriva dalla mancata risoluzione del conflitto di interessi, dalla assenza di una seria normativa anti trust, dalle interferenze dei governi e dei partiti nella nomina delle Autorità di garanzia e del Consiglio di amministrazione della Rai, dal tentativo reiterato di introdurre norme bavaglio, utilizzando il pretesto delle intercettazioni.

Di fronte a questo quadro il governo Letta non ha speso una parola sul tema, anche perché,ormai, la sola citazione del conflitto di interessi viene considerata alla stregua di una bestemmia in Chiesa, un oltraggio nei confronti diun padre della patria, nonchè colui che puó decidere di mandare a casa il governo in qualsiasi momento.

Congelare il conflitto di interessi e scongelare la legge sulle intercettazioni, questa sembra essere la stella polare del nuovo esecutivo. Se così sarà, ed anche la squadra dei sottosegretari conferma questa impressione, l’Italia non solo non si leverà dalle spalle quella maglia nera, ma potrebbe persino scendere ancora.

Buon 3 maggio a tutte e a tutti!