“C’è un problema di ordine pubblico” hanno detto alla questura di Milano. “Per questioni di sicurezza nessun corteo può passare da Corso Buenos Aires”. Non importa chi lo voglia fare, che si tratti del coro dello Zecchino d’Oro o di un’orda di Unni inferociti guidati da Attila in persona non fa alcuna differenza, da Corso Buenos Aires non si passa.

Questo è il messaggio dato dai questurini milanesi ai volontari della Rete per la Mobilità Nuova che sono stati convocati in questura per “trattare” sul percorso della manifestazione di domani pomeriggio che partirà dalla Stazione Centrale. E, d’altronde, come dare loro torto? Come non temere i pericolosissimi facinorosi appartenenti alle frange più oltranziste dei Genitori Antismog, gli ultraortodossi del sindacato pensionati della Cgil, i pasdaran di SlowFood e i militanti agguerriti della Federazione Italiana Amici della Bicicletta: roba da far impallidire l’ultima calata dei Lanzichenecchi sul capoluogo milanese.

Che poi, a voler ben vedere, per creare disagi e disordini in Corso Buenos Aires tutto serve fuorché un nullaosta: una delle vie dello shopping più famose di Milano è da sempre ostaggio di una costante e processione di puzzolenti scatolette immobili che scaricano in atmosfera sostanze cancerogene che, a quanto pare, non rappresentano alcun problema di ordine pubblico.

Ecco, quindi spiegata la ragione del diniego del nullaosta: per passare da Corso Buenos Aires quello che fa la differenza è il mezzo di trasporto usato. Se sei a piedi rappresenti un problema di ordine pubblico, se vai in macchina, puoi fare tutto quello che ti pare.

A questo punto vale la pena farsi una domanda: cosa direbbe la questura se la strada in questione invece che da automobili fosse invasa da biciclette?

Non è un caso ipotetico, ma quello che ci si può ragionevolmente aspettare dalla situazione di domani: la rete per la Mobilità Nuova ha convocato a rapporto pedoni, ciclisti e pendolari e se c’è una cosa a cui chi va in bici non riesce a resistere è alla possibilità di partecipare ad una critical mass spontanea.

Domani ci sarà qualche migliaio di persone in bicicletta che, al termine della manifestazione, potrebbero decidere di andare a fare un giro tutti insieme per le vie di Milano trasformando la propria presenza in traffico, anche e soprattutto su quel Corso Buenos Aires che le forze dell’ordine vogliono interdire al corteo.

Cosa si inventeranno a quel punto in questura? Chiuderanno finalmente al traffico una delle vie storicamente più congestionate di Milano? Oppure impediranno l’accesso alle sole biciclette?

Qualunque cosa accada, la vicenda offre l’occasione per chiedersi se possiamo definire ordine pubblico da tutelare la costante congestione  che soffoca le nostre città.