Quando il Signor Preiti ha sparato a due carabinieri in servizio per conto dello Stato, perché, come ha sostenuto all’inizio, “non riusciva a raggiungere politici”, ci siamo pronunciati dicendo che non ci piacciono le minacce ai politici, perché noi questo tipo di minaccia lo abbiamo pagato salato nel 1993.

Oggi diciamo qualcosa in più. Questo perché ci siamo posti, come nostra consuetudine da quel 27 Maggio 1993, giorno della strage di via dei Georgofili a Firenze, il classico “cui prodest”.

All’interno del Quirinale, a poche centinaia di metri da Palazzo Chigi dove ha sede il governo e dove Preiti ha sparato, stava giusto avvenendo il giuramento del nuovo esecutivo. Un governo di “larghe intese” certo non ingoiato da tutti. L’entrata in gioco di quella pistola calibro 7,65, però, ha in qualche modo ricompattato tutti e tutto. Quasi ogni remora è finita.

Dopo pochi giorni dalla sparatoria davanti a palazzo Chigi, i giornali sono più guardinghi e mettono in evidenza alcune cose: uno, una borsa che compare e ricompare; due, un telefonino non intestato a Preiti. Per non parlare di quell’ossessionante foto che mette in risalto Preiti mentre mira bene alla testa del carabiniere che oggi è in seria difficoltà di vita, come tutti coloro che escono da un attentato.

Abbiamo imparato, anche a nostre spese, come in questo Paese si ricorra spesso alla destabilizzazione come mezzo per stabilizzare. Troppi episodi la fanno da maestro, nel corso della storia d’Italia, soprattutto quando la politica è in difficoltà e corre ai ripari, alla tentazione che l’atto intimidatorio eclatante sarà la medicina idonea del momento.

Il Signor Preiti sicuramente ha tanti problemi di vita e oggi qualcuno in più, ma quando è partito da casa con la pistola la cui matricola è stata cancellata, non ha minimamente pensato che quel gesto non gli avrebbe reso indietro la moglie, o i soldi, né il futuro per il figlio, ma che di sicuro solo i “martiri” destinatari del suo gesto i politici ne avrebbero tratto giovamento?

E nel mentre sparava ad un carabiniere che svolgeva il suo dovere, nessuno gli ha detto che è un brutto vizio in Italia sparare ai carabinieri per forviare l’attenzione da altro?

Sarà stato un caso isolato, di un povero soggetto in difficoltà, ma gli utili idioti fanno purtroppo spesso comodo.

Siamo stati vittime di trattative ignobili quel 27 Maggio 1993, ci permettiamo quindi di dire non sia sottovalutato nulla, perché a morire o rimanere feriti sono sempre quelli che non c’entrano.