Sondaggi, croce e delizia! Al Corriere ci credono un sacco: ogni giorno ne propongono uno nuovo: Cosa pensate del concerto del Primo maggio? Come creare maggiore occupazione in Rete? Nelle Lange c’è il mondo, fate la vostra scelta. Le consultazioni in diretta streaming, esperimento da ripetere? Insomma, dall’alta politica al tartufo di Alba, dalla festa dei lavoratori al Barolo, il quotidiano di via Solferino chiede ai suoi lettori la loro opinione su qualsiasi cosa (per gli ingenui: ogni voto è un “click” e i click vanno ad accrescere il numero di pagine viste, con relativo incremento delle tariffe pubblicitarie).

Era quindi inevitabile che il sito proponesse anche un sondaggio sui ministri del governo Letta, invitando i lettori a votare su ciascuno di loro. I risultati (come lo stesso Corriere si preoccupa di precisare, sia pure in una nota quasi invisibile) “non hanno un valore statistico, si tratta di rilevazioni non basate su un campione elaborato scientificamente”. Quindi non ci dicono nulla sulle opinioni degli italiani ma ci dicono parecchio sull’umore dei lettori del Corriere: il solo fatto che la consultazione sui ministri abbia superato, al momento in cui scrivo, gli 85.000 partecipanti, ci dice che molti cittadini affezionati al giornale volevano dire la loro.

E il risultato qual è? Enrico Letta viene giudicato la persona giusta per fare il presidente del Consiglio dal 70% dei lettori (probabilmente esausti dopo oltre due mesi di stallo post-elezioni) ma gli altri ministri non riscuotono gli stessi consensi: per esempio il suo vice, il ben noto Alfano, viene approvato solo dal 38% dei votanti. Saranno mica tutti di Sel questi lettori del Corriere? A giudicare dai consensi ricevuti dai ministri berlusconiani pare di sì: il giornale più tradizionalmente filogovernativo che ci sia in Italia dal 1876 ha dei lettori sovversivi, o quanto meno ferocemente antiberlusconiani: Nunzia De Girolamo, la neoministra dell’Agricoltura (che si è presentata al Quirinale in scarpe con la zeppa e senza calze) viene bocciata dal 69% dei votanti, Beatrice Lorenzin, più nota come assidua frequentatrice di talk show che come esperta di questioni sanitarie, viene punita dal 65%, Maurizio Lupi, che dovrebbe (poveri noi!) occuparsi di trasporti e infrastrutture, ottiene la sfiducia del 57% dei partecipanti alla consultazione.

L’unico ministro del Pdl a raggiungere il 50% dei consensi è Gaetano Quagliarello, probabilmente grazie a un editoriale del suo maestro Giovanni Sartori in cui viene lodato come “la persona giusta al posto giusto”.

I ministri del Pd, invece, ottengono consensi a valanga: 75% di favorevoli per Maria Chiara Carrozza (Istruzione), 65% per Cecile Kyenge (Integrazione) e per Josefa Idem (Sport e pari opportunità) o almeno la sufficienza: 52% per Carlo Trigilia (Coesine territoriale). Fa eccezione il sindaco di Padova, Flavio Zanonato, che il 58% giudica inadatto come ministro dello Sviluppo economico.

Generalmente positivi i giudizi sui tecnici: vengono approvati Saccomanni e la Bonino, svetta la Cancellieri con un 75% di “si” alla sua nomina come ministro della Giustizia.

Ma se questi sono gli umori dei lettori, cosa penseranno del regista di tutta l’operazione, del burattinaio che ha tenuto le fila dello spettacolo e messo in scena la pièce “governo di unità nazionale”? Un sondaggio di pochi giorni fa chiedeva ai lettori se approvavano o no la scelta di Napolitano di accettare una seconda candidatura al Quirinale: la risposta, per il 75% dei partecipanti, era “no”.

Prossima domanda: li leggono, i loro sondaggi, gli editorialisti di via Solferino che hanno praticamente deforestato mezza Amazzonia riempiendo pagine e pagine di lodi sperticate al Presidente? Un solo esempio, Polito El Drito, che ha definito “una lezione di virtù repubblicana, il discorso breve, severo, ma intriso di commozione personale, con cui Napolitano non ha parlato al Paese, ma in nome del Paese.” Lirico, ma i lettori cosa ne pensano?