Il titolo più tenero è dello Spiegel in edicola in questi giorni: ‘Il fattorino della Commissione’, il più esplicito è ‘Barroso deve licenziare Kessler‘, sempre della stampa tedesca. Sotto accusa è l’italiano Giovanni Kessler, direttore generale di Olaf, l’antifrode della Commissione Europea.

Un passato da magistrato, ex parlamentare Pd, Giovanni Kessler è finito nell’affaire John Dalli, maltese, ex Commissario europeo alla salute. Ex perché nell’ottobre scorso è stato costretto alle dimissioni per presunte accuse, poi rivelatesi false, di essere al soldo delle multinazionali del tabacco. Una congiura di palazzo? Ora lo pensano in molti. Dalli da commissario per i diritti del consumatore e la tutela della salute predispone una serie di direttive per limitare fortemente il consumo di tabacco. In particolare per controllare la vendita e la pubblicità di prodotti contenenti nicotina. Ma stando ai suoi accusatori sarebbe stato invece in combutta con l’imprenditore Silvio Zammit, anch’egli maltese e appartenente pure lui al Partito Nazionalista. Zammit si sarebbe accreditato presso l’industria del tabacco come persona capace di influenzare Dalli, in particolare con la Swedish Match, società in joint venture con la Philip Morris, che voleva introdurre sul mercato europeo lo Snus, un tabacco da masticare di moda negli Usa, ma consentito nel vecchio continente solo in Svezia.

Per alleggerire le direttive antifumo di Dalli, Zammit avrebbe chiesto una tangente di 60 milioni di euro. Ovviamente da spartire fra gli interessati. L’Olaf di Kessler, che sarebbe venuto a conoscenza proprio dalla società svedese del tabacco, si mette a indagare e predispone un dossier per il presidente della Commissione Europea, Manuel Barroso. Kessler precisa che “non esistono prove definitive” contro Dalli, ma le circostanze non erano a suo favore e che ci sarebbero stati molti indizi univoci contro di lui. Ricevuto il dossier, Manuel Barroso costringe alle dimissioni John Dalli, che si difende dicendo che non gli è stato nemmeno concesso di leggere le conclusioni dell’inchiesta di Kessler. Intanto a Malta si apre il processo contro Silvio Zammit per fatti di corruzione e si scopre che Dalli è estraneo alla tangente e alle manovre dell’imprenditore maltese. Ma emerge, secondo lo Spiegel, che dedica due pagine al veleno a Kessler, i metodi poco ortodossi del direttore di Olaf. Anzi, secondo alcuni parlamentari avrebbe violato i diritti umani di alcune persone. Non solo, si scopre, per ammissione dello stesso Kessler, che esisterebbero accordi fra l’industria del tabacco e la Commissione europea, e con l’Olaf in particolare. Un rapporto strettissimo, a tal punto che Olaf utilizzerebbe le informazioni riservate delle grandi industrie per la lotta contro il contrabbando e che le stesse multinazionale finanzierebbero con due miliardi di euro il lavoro degli inquirenti dell’Unione Europea.

Ma emerge nell’ormai nota Dalligate molto più. Catherine Day, segretaria generale della Commissione europea, stretta collaboratrice di Barroso, avrebbe inviato due lettere, ancora prima delle dimissioni di Dalli, a Paola Testori Coggi, a capo della direzione generale della salute e dei consumatori della Ce, in cui si sarebbero espressi “seri dubbi” riguardo alla direttiva di Dalli, lamentando poi “il divieto generalizzato di fumare” e “sull’inasprimento nelle vendita di sigarette”.  E, infine, avrebbe invitato dal Testori Coggi a non presentare la direttiva Dalli al summit dei capi di Stato. Infatti della direttiva Dalli non se ne parla più. Ma si è cominciato a puntare il dito contro Giovanni Kessler. Herbert Bösch, socialdemocratico austriaco, componente della commissione di sorveglianza di Olaf, parla di Déja-vu come 14 anni fa, al tempo delle dimissioni dell’intera Commissione europea, allora presieduta da Jacques Santer. Parla di “potere andato fuori controllo”, di “metodi discutibili”, di “violazione di diritti umani”. Ma non è il solo: sulla stessa lunghezza d’onda Inge Grässle, della Cdu tedesca, il partito della cancelliera Merkel. La Grässle avrebbe detto di “essere sconvolta” da quello che ha saputo e ha chiesto le immediate dimissioni di Kessler. Analoghe accuse dalla francese Chaterine Pignon e dai Verdi tedeschi. Si scopre anche che Kessler avrebbe incontrato in Portogallo l’avvocato Gayle Kimberley, una lobbista del tabacco.

Nel processo a Malta l’avvocato avrebbe dichiarato che Kessler l’ha portata fuori a pranzo e le avrebbe sottoposto alcuni passaggi del dossier. Pane per i denti di Bösch che dichiara: “Portare fuori a pranzo un’imputata non viene in mente neanche a un poliziotto di quartiere”. Respinge ogni accusa Kessler e dice che non si dimetterà dall’incarico.

Ora, però, l’affaire Dilligate è sul tavolo di Martin Schulz e rischia di esplodere in pieno Parlamento europeo.