Per il brigadiere Giuseppe Giangrande c’è un”lieve miglioramento e i medici sono cautamente ottimisti”. Il direttore generale del Policlinico Umberto I, Domenico Alessio, ha diramato il bollettino medico sulle condizioni del carabiniere, gravemente ferito domenica davanti a Palazzo Chigi da Luigi Preiti, mentre era in corso il giuramento del governo Letta al Quirinale. Il carabiniere, assistito dai fratelli e dal cognato, rimane sedato e martedì, hanno detto i medici, “ha iniziato fisioterapia”. La figlia Martina, invece (nella foto sopra), tornerà nel pomeriggio. Intanto il gip ha convalidato l’arresto dell’attentatore che, durante l’interrogatorio di garanzia, secondo quanto riferito dai suoi avvocati, ha chiesto scusa all’arma dei carabinieri ed in particolare ai familiari dei due feriti. 

Nel bollettino è spiegato che i “parametri vitali sono stabili. L’esame obiettivo neurologico invariato, permangono le condizioni che rendono necessario il supporto ventilatorio meccanico. In mattinata è stata eseguita come previsto tracheotomia percutanea allo scopo di facilitare la ripresa della respirazione spontanea. Continua la sedazione. Nella giornata di ieri ha iniziato fisioterapia. La prognosi rimane comunque riservata”. Il direttore sanitario dell’Umberto I, Amalia Allocca e il professor Giovanni Rosa, parlando con i giornalisti hanno inoltre aggiunto che la tracheotomia è “temporanea”. 

Preiti, convalidato l’arresto –  Il gip Bernadette Nicotra ha convalidato, dopo 4 ore di interrogatorio, l’arresto di Luigi Preiti. Il magistrato ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Pierfilippo Laviani e del sostituto Antonella Nespola. L’interrogatorio, secondo quanto riferito dagli avvocati Raimondo Paparatti e Mauro Danielli, è stato scandito da crisi di pianto di Preiti, il quale è apparso, hanno aggiunto, ‘molto scosso’. Preiti dunque resta in carcere, anche se i suoi legali hanno chiesto al gip di “valutare la compatibilità del regime carcerario con lo stato di alterazione in cui si trova” il loro assistito.

L’uomo è già sottoposto ad un trattamento farmacologico nel carcere di Rebibbia, e i suoi difensori chiederanno prossimamente una perizia psichiatrica “soprattutto per chiarire le ragioni che lo hanno portato ad agire”. Gli stessi avvocati hanno poi aggiunto che non risulta loro che la sim del telefonino di Preiti sia intestata ad un extracomunitario, precisando che durante l’interrogatorio il loro assistito ha dichiarato di “non ricordare nulla sulla dinamica della sparatoria”.

Nel corso dell’interrogatorio, gli avvocati hanno spiegato che Preiti ha ribadito che il suo voleva essere solo un ‘gesto eclatante‘, legato solo alla sua condizione personale, e di non aver “nulla contro un singolo politico e tantomeno con l’arma dei carabinieri”. Circa uno degli aspetti più controversi della vicenda, il possesso di una pistola con la matricola abrasa, Preiti ha confermato di aver acquistato l’arma ‘circa quattro anni fa sul mercato di Genova e di averla portata con sè in Calabria all’insaputa di tutti”. Sui motivi dell’acquisto dell’arma gli avvocati hanno dichiarato che il loro assistito ha risposto al Gip che era “anche per difesa personale”.