E’ un Primo Maggio turbolento quello bolognese. Sul palco l’esperimento inedito di un comizio congiunto sindacati-istituzioni-imprese, tra il pubblico le contestazioni di una ventina di giovani che non vogliono saperne di vedere i rappresentanti di Unindustria discutere accanto ai sindacalisti di Cgil, Cisl e Uil. Una spaccatura che è anche generazionale, con gli spettatori del comizio – circa 200 persone – ampiamente sopra l’asticella dei 40-50 anni, e i contestatori quasi tutti tra i 20 e 30 anni. 

L’apertura del Primo Maggio bolognese è stata riservata ad una lavoratrice de La Perla, azienda un tempo fiore all’occhiello del bolognese e ora in crisi nera. Poi l’intervento di Alessandro Alberani della Cisl: “Serve unità in questo momento di crisi economica e sociale. Dobbiamo stare assieme, pur nel rispetto dei ruoli. Noi gli scioperi continueremo a farli, ma con gli imprenditore e le coop possiamo fare molto”. Poi è il turno di Giampiero Calzolari, presidente Legacoop Bologna e di Alberto Vacchi, presidente di Unindustria. E’ in quel momento che scatta la contestazione. “Buffone, via via”, si mettono ad urlare dei contestatori. Appaiono degli striscioni: “Via Unindustria, non ci togliamo il cappello di fronte ai padroni”.. Poi gli spintoni col servizio d’ordine della Cgil, qualche insulto, la tensione alle stelle. “Non si fanno le politiche industriale urlano uno slogan”, dice Danilo Gruppi della Cgil, e il comizio istituzionale continua con Vasco Errani che chiede a gran voce una seria politica industriale al governo.