C’è una strana coppia che si aggira in Transatlantico in questa nuova legislatura. No, non si parla di faccende sentimentali, ma di un bizzarro sodalizio amicale/politico nato all’ombra di quell’ircocervo che è il Partito democratico. Pippo Civati da Monza e Antonio Decaro da Bari hanno varcato assieme la soglia di Montecitorio per la prima volta e assieme continuano a muoversi: a cena, nelle riunioni, nelle proposte politiche congiunte (tipo un offerta di governo al M5S), persino a casa visto che dividono un appartamento. E allora? Dirà il lettore. E allora la coppia è strana. Se Civati, infatti, che di recente ha scoperto il gusto di collocarsi a sinistra, è il prototipo del piddino di nuova generazione – partito senza tessere, primarie a gogò, rapporto quasi ossessivo con la società civile e i media, social ma meglio mass – Decaro ha tutt’altre radici.

Il 42enne barese, infatti, ingegnere dell’Anas in aspettativa, è il figlioccio politico dell’ex assessore regionale e senatore Alberto Tedesco, agli arresti domiciliari per lo scandalo sanità esploso nella giunta Vendola da quando, a marzo, non ha più l’indennità parlamentare. Fu il socialista Tedesco, amico da una vita del padre di Antonio, Giovanni Decaro, a imporlo come assessore ai Trasporti del comune di Bari a Michele Emiliano nel 2004 (e, dicono, il nostro non se l’è cavata male). E’ ancora a Tedesco che il nostro deve la pioggia di preferenze che l’ha portato a diventare capogruppo del Pd in consiglio regionale nel 2010.

Ora il giovane Decaro, novello civatiano e sostenitore dell’accordo anticasta coi grillini, pare abbia rotto col potente padrino politico, eppure – spiegano a Bari – ne ha ereditato gran parte della rete di potere sul territorio: imprenditori, almeno un direttore generale di azienda sanitaria, membri di cda nelle municipalizzate e nei consigli comunali o circoscrizionali. Una rete che gli ha permesso di strapazzare i concorrenti alle ultime primarie per la scelta dei parlamentari del Pd, nonostante la dichiarata rottura tanto con Tedesco che con Emiliano (che lo voleva sindaco dopo di lui). Ciliegina sulla torta, Decaro – nell’ambito delle inchieste sull’ex assessore alla Sanità – è stato rinviato a giudizio insieme ad altri per aver tentato di raccomandare un suo cugino, Sabino Annoscia, all’Arpa. Solo tentato, però, perché nonostante gli aiuti, il parente alla voce titoli faceva segnare “zero” (per i particolari, tra cui alcune gustose intercettazioni, vedi qui).