Un nuovo partito di sinistra, o poco ci manca. Il seme lo lancia a Bologna, a Palazzo Re Enzo, un florilegio di personalità che annovera tra le sue fila l’ex ministro Fabrizio Barca, il candidato alla presidenza della repubblica del Movimento 5 Stelle Stefano Rodotà, l’ex sindaco di Bologna Sergio Cofferati, e il gran cerimoniere, nonché ruolo da cortese ospitante, Maurizio Landini.

L’occasione è il convegno nazionale della Fiom, dal titolo parecchio esplicativo – Non possiamo più aspettare – che dovrà preparare la manifestazione nazionale di Roma del 18 maggio prossimo. I temi sul tavolo riguardano lavoro e welfare, e ancor più nello specifico una proposta concreta di “reddito di cittadinanza”, battaglia dimenticata delle sinistre italiane fin dagli anni settanta, annacquatasi con l’avvento del Pd, infine riesumata da Grillo con il Movimento 5 Stelle.

“Questo convegno è stato organizzato un mese e mezzo fa e le personalità invitate non hanno direttamente a che fare con la fase di smarrimento delle forme partito della sinistra italiana che viviamo in questo momento”, spiega all’entrata Landini, “Barca è stato chiamato perché  ne capisce di fondi europei, Cofferati perché parlamentare europeo, Rodotà che sarà sul palco del 18 maggio perché parla da tempo della costituzione di un reddito di cittadinanza”.

Certo, ha un bel da dire il segretario nazionale dei metalmeccanici, ma nella sala affollata da oltre duemila persone, nello storico palazzo felsineo dove a metà del XIII secolo imprigionarono il re che si oppose al clero, l’attesa per le fatidiche parole per un nuovo partito è un dato quasi palpabile.

“Intanto facciamo una proposta di stato sociale come il reddito di cittadinanza”, continua Landini, “poi il 18 maggio vorremo riunificare il mondo del lavoro disperso tra precari, disoccupati e studenti”. “In Italia in questo momento il vero obiettivo è quello della realizzazione della nostra carta costituzionale”, gli fa eco Rodotà, assente per motivi familiari, nella missiva letta in pubblico dalla stesso Landini.

“Non chiediamo aiuti, ma rivendichiamo diritti”, spiega l’ex ministro Barca nel videomessaggio proiettato sul grande schermo, “dobbiamo cominciare a pensare a una forma partito diversa da quella che abbiamo oggi, meno statocentrica, che vada oltre il modello socialdemocratico, oltretutto in Italia mai realizzato perchè travolto dal liberismo”. Un intervento, quello di Barca, che bada al sodo, menzionando le correnti laiciste del ‘900 politico (socialista, cristiano sociale e repubblicana) e che va oltre menzionando l’appartenenza europea: “La cittadinanza oggi è anche europea, ma dopo l’unione monetaria chiediamo che anche l’Europa faccia un passo verso di noi, magari con un Parlamento eletto che possa legiferare direttamente per impedire la guerra tra poveri che stiamo vivendo”.

E se Barca non si sbilancia del tutto, ci pensa Vincenzo Vita, ex senatore Pd, a spianare la strada al nuovo partitone di sinistra: “Non penso ad una scissione nel Pd, ma un superamento dei democratici e di Sel, partiti segnati da questa stagione politica complessa”.

Provare a fare l’appello per i futuri leader/condottieri serve a poco. Difficile, a parte Pippo Civati, vederne qualcuno che ha votato contro il governo Letta (“me ne aspettavo qualcuno in più”, aggiunge Vita). Un nome spendibile, anche se a Bologna dopo un anno di mandato da sindaco lo bollarono come “sceriffo”, è Sergio Cofferati. Rigoroso e concreto il suo intervento sul mondo del lavoro attuale, con particolare riferimento alla disparità di trattamento tra donne e uomini, e ancora sul fallimento della cancellazione dell’articolo 18 voluto dal governo Monti: “Dicevano che cancellandolo sarebbero partiti gli investimenti, che era un ostacolo obsoleto, ma alla fine ha prodotto solo mano libera nei licenziamenti. Il premier Letta propone una discussione sulla flessibilità in entrata? Che senso ha? Abbiamo già visto che è solo fonte di precarizzazione”.

Ma su di lui come leader del futuro Pd spostato a sinistra forse il tempo non è ancora maturo: “Il Pd è in difficoltà evidente e ha commesso errori gravi. Dobbiamo tornare a parlare di un’identità e di valori fondativi per un partito riformista ma di sinistra. Partiamo dal reddito di cittadinanza – conclude Cofferati – una proposta che Beppe Grillo e i 5 Stelle non si sono inventati dal niente, ma che ha una storia alle spalle e che perfino il governo Prodi tentò di introdurre in forma embrionale”.