Quelli del Pd da Roma e da Milano guardano Udine e Trieste, e si fregano le mani. “Vedete?”, dicono, “in Friuli-Venezia Giulia abbiamo vinto. Abbiamo battuto il centrodestra di Renzo Tondo e stracciato i grillini di Saverio Galluccio”. Beati loro che si consolano così, scivolando dolcemente verso l’inciucio che li porterà a subire l’ennesimo ritorno di Berlusconi (a Palazzo Chigi o al Quirinale, si vedrà). Farebbero meglio a considerare invece quel che è successo ai confini orientali del Paese. Non ha vinto il Pd, ma Debora Serracchiani (come a Milano non ha vinto il Pd ma Giuliano Pisapia e via elencando). Mentre a Roma il Pd impallinava Romano Prodi e si accodava alle “larghe intese” di Re Giorgio, a Udine e Trieste la candidata del centrosinistra ripeteva: “Bisogna votare Stefano Rodotà”. E martedì, alla direzione nazionale del partito a Roma, si è scontrata a muso duro con Pier Luigi Bersani: “Ho chiesto perché si è arrivati alla candidatura di Marini e ai no a Prodi e Rodotà”. Serracchiani ha ottenuto il 39,4 dei consensi, il Pd il 26,8. E ha comunque portato a casa più della somma dei voti che sono andati ai partiti della sua coalizione. Insomma: la malattia scoppiata a Roma e a Milano (e nel resto del Paese) – purtroppo per il Pd – non può certo essere dimenticata grazie alla buona salute dimostrata a Udine e Trieste.

Sconfitto il Movimento 5 stelle, che prima del voto era dato alla pari con gli altri due schieramenti, tanto che ci si chiedeva se il Friuli-Venezia Giulia non potesse diventare la prima regione a cinque stelle. Invece Galluccio ha raccolto solo il 19,2 per cento e la sua lista ancor meno, il 13,7. Che cos’è successo? Intanto si sa che il cosiddetto “voto di protesta” è più forte su scala nazionale (alle politiche il M5s aveva ottenuto in Fvg il 27 per cento), mentre a livello locale e regionale prevalgono la concretezza, la voglia di risolvere i problemi concreti, le facce e le storie (e le clientele) dei candidati. Alle regionali in Lombardia, per esempio, svolte in contemporanea con le politiche, il movimento di Grillo è andato peggio che in Friuli-Venezia Giulia. Qui poi la “protesta” ha preso un’altra strada: la metà degli elettori non ha votato (alle politiche gli astenuti erano stati il 23 per cento e il 27 alle precedenti regionali). Tante le schede nulle, quasi 12 mila su un totale di circa 520 mila votanti, e quasi 6 mila quelle bianche.

Galluccio ha preso cinque punti più della sua lista: sono più o meno i punti che mancano allo sconfitto Tondo, che si è fermato al 39 per cento, mentre i partiti di centrodestra della sua coalizione hanno ottenuto il 44. Tondo, che non ha fatto tutta la pulizia che aveva promesso dopo gli scandali che anche in Fvg hanno coinvolto la Lega e gli altri partiti, è stato azzoppato dalla concorrenza della listina di centrodestra “Un’altra regione” di Franco Bandelli, che ha portato a casa il 2,4.

Ora Debora Serracchiani dovrà dimostrare di saper governare la regione e Saverio Galluccio di saper guidare un movimento che non ha ottenuto il trionfo sperato, ma che rappresenta pur sempre un quinto della regione.

@gbarbacetto

Il Fatto Quotidiano, 25 aprile 2013