Scioperi della fame avviati e sospesi, peggioramento delle condizioni di salute. Le notizie che arrivano dalle affollate prigioni iraniane, rilanciate in Italia da Iran Human Rights, non sono quasi mai positive.

Ha ormai superato i 110 giorni lo sciopero della fame di Mehdi Khazali, figlio di un ayatollah di primo piano e influente membro del Consiglio dei guardiani

Medico, scrittore e blogger, Mehdi Khazali è stato arrestato il 9 gennaio scorso, per la terza volta dalle contestate elezioni presidenziali del giugno 2009, per “propaganda contro il sistema”, “pubblicazione di menzogne” e “turbativa dell’opinione pubblica”. Pochi giorni prima del suo ultimo arresto si era rivolto, con una lettera aperta assai critica, alla Guida suprema dell’Iran, l’ayatollah Seyed Ali Khamenei.

“Durante la nostra ultima conversazione telefonica, Mehdi mi ha detto di essere svenuto due volte a causa di una persistente debolezza e della bassa pressione sanguigna.  Gli manca il respiro e, per via di una cronica malattia cardiaca, ha bisogno di essere ospedalizzato”.

Sono le parole della moglie di Mehdi Khazali, che ha anche rivolto un appello ai Grandi ayatollah, agli alti funzionari del clero e ai giuristi:

“Nel nome di Dio, dei martiri e di chi dice la verità, Grandi ayatollah, alti funzionari del clero, seminaristi, giuristi, nobile popolo dell’Iran, autorità, membri del governo e uomini al potere.  Io, la moglie di Mehdi Khazali,  dichiaro che la vita di mio marito è in pericolo. Questo grande uomo è vicino al martirio. Sono frastornata dal fatto che le autorità siano consapevoli di questa situazione e non facciano nulla, e che i Grandi ayatollah e i giuristi stiano a guardare in silenzio. Oggi, con lacrime di sangue, urlo l’innocenza di mio marito.”

Intanto, Reza Khandan, il marito della nota avvocata e attivista per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, ha denunciato che la vista della moglie si sta indebolendo di giorno in giorno:

“Ogni volta che la incontro, Nasrin indossa occhiali con lenti sempre più spesse. Abbiamo provato in ogni modo a portarla da uno specialista. Le poche volte che siamo riusciti a fissare un appuntamento dall’oculista, le è stato negato il permesso di uscire dalla prigione. Prima di entrare in carcere, usava solo occhiali da lettura. I problemi di vista sono cominciati dopo il suo primo sciopero della fame, due anni fa, e si sono intensificati al termine dell’ultimo”.

Nasrin Sotoudeh, sta scontando una condanna a sei anni per “attentato alla sicurezza nazionale” e “propaganda contro il regime”. Fiaccata dagli scioperi della fame, illusa daipermessi temporanei di uscita dal carcere, le sue condizioni di salute sono in costante peggioramento. Il suo morale però resta alto, grazie alla solidarietà internazionale di chi ha a cuore i diritti umani.