Una discussione “rivolta soprattutto al passato e alle critiche nei riguardi della linea seguita nel corso di questi due mesi”. Quanto invece al voto di fiducia al governo guidato da Enrico Letta, che sta per presentare le proprie dichiarazioni programmatiche al parlamento, l’assemblea del gruppo Pd riunita questa mattina non ha fatto registrare dissensi. Anche Giuseppe Civati, che ha fatto il proprio intervento critico nel corso della riunione, ha infine annunciato ai cronisti che non avrebbe partecipato al voto.

“Nella consapevolezza delle difficoltà del partito e del Paese, è emersa la volontà a votare la fiducia al governo, perché rappresenta un’occasione per l’Italia”, spiega il veltroniano Walter Verini appena finita l’assemblea alla Camera. “Nelle condizioni date, questo governo può dare riforme al Paese – continua -. Votiamo per questo e non per accordi di potere”. Quanto all’area del dissenso “sembra rientrata e il voto pare unanime verso il governo presieduto da Letta”. Tolta l’uscita dall’aula di Civati, insomma, i 293 deputati del gruppo del Pd affidano la propria “fiducia” al nascente governo Letta. Domenica, d’altronde, l’area più critica nei riguardi delle larghe intese, composta dai prodiani Sandro Gozi e Sandra Zampa insieme a Laura Puppato, aveva espresso il proprio dissenso in un documento, aggiungendo però che avrebbe votato a favore della fiducia. Civati, inizialmente inserito tra i firmatari, ha poi precisato che avrebbe deciso cosa fare soltanto dopo il discorso di Letta.

Questa mattina, infine, dopo essere intervenuto al gruppo Pd il parlamentare lombardo ha annunciato che non avrebbe partecipato al voto. Ha dunque prevalso tra i democratici l’indicazione del segretario dimissionario Pierluigi Bersani, secondo cui “ora si deve dare tutti una mano” al tentativo del vice del partito. Nel corso dell’assemblea sono intervenuti Guglielmo Epifani, in predicato per assumere la reggenza del partito in vista del congresso in autunno, il responsabile economico Stefano Fassina, lasciato fuori dall’esecutivo da Letta, e soprattutto quei parlamentari che hanno sofferto il governo di larghe intese. Come Rosy Bindi, che ha confermato la proprio diffidenza nei riguardi della maggioranza pura garantendo il voto di fiducia. Potrebbe infine essere rinviata all’11 maggio l’assemblea nazionale del Pd prevista per sabato 4. La decisione ufficiale non è stata ancora stata presa, ma si fa strada l’ipotesi di un rinvio. “Ora si deve far partire il governo – spiegano al Nazareno – Qualche giorno più tardi, completata la squadra e incassato il voto di fiducia, ci si potrà dedicare agli equilibri del Pd in vista del congresso”.