“Un morto ucciso al centro storico ne vale dieci ammazzati a Scampia. La guerra è silenziosa, a bassa intensità, chirurgica. Le mosse sono studiate e ristudiate.

La scacchiera è il rione Sanità, un dedalo di viuzze attorcigliate che si inerpicano fin su la collina di Capodimonte. Siamo a Napoli, Italia, Europa, anno 2013. I killer non dormono, mai. Hanno atteso le 3 del mattino. Sono sbucati improvvisi come “anime pezzentelle” in sella a uno scooter. Giuseppe Nacarlo, 28 anni, è fermo a bordo della sua Smart in piazza Sanità a pochi metri dalla meravigliosa Basilica di Santa Maria della Sanità dove dimora la statua di San Vincenzo Ferrer detto ‘o Munacone, adottato storicamente dai camorristi del quartiere. I sicari sanno cosa fare. L’azione è veloce. Mano testa e dalla pistola semiautomatica escono fiammate: uno, due, tre, quattro colpi esplosi a distanza ravvicinata. Il piombo caldo centra testa, torace e mano. Giuseppe Nacarlo crolla a terra. E’ piegato su di un lato, i rivoli di sangue a flotti formano un fiumiciattolo. Non è una fiction. Non è una ricostruzione antropologico per un documentario. E’ un regolamento di conti. E’ un pezzo tragico di quella Napoli da cancella, demolire, abbattere. Viene soccorso, portato all’ospedale Vecchio Pellegrini, muore qualche minuto dopo.

Giuseppe non era uno stinco di Santo, aveva precedenti per rapina e lesioni. Non è una vittima innocente. Ma resta sempre una vittima. La guerra è guerra. A bassa intensità. “Un omicidio che ne vale dieci ammazzati a Scampia” dicono il giorno dopo con la segatura ancora sporca di sangue. Al rione Sanità dove è nato e cresciuto Antonio De Curtis in arte Totò soffia un vento di guerra. Una brezza fastidiosa e insidiosa. Che inquieta. Sguardi bassi e parole biascicate, si resta barricati in casa. “C’è il coprifuoco anzi meglio che il casco lo togliete, le guardie non dicono niente, capiscono”. Il consiglio, lo accetto. Diciamo che da queste parti non è importante se Giorgio Napolitano è stato rieletto Presidente della Repubblica o Enrico Letta è riuscito a formare il Governo. Le informazioni da conoscere sono altre e servono per sopravvivere. Al rione Sanità c’è una faida che in queste ore prende vigore e forza.

Venerdì scorso un blitz ha assicurato alle patrie galere cinque affiliati di una nuova camorra che si ricompone e si ricompatta nel rione. Giovanissimi che sulle macerie del vecchio regno facente capo al boss Giuseppe Misso (collaboratore di giustizia e attualmente libero in località protetta) hanno giurato di riprendersi il quartiere diventato – nel vuoto di potere – una “piazza di spaccio” di “gente di fuori” (Miano) in particolare della cosca dei “Capitoni” collegati al padrino Salvatore Lo Russo (“strano” collaboratore di giustizia che ha messo all’angolo l’ex capo della Squadra mobile di Napoli Vittorio Pisani). Qui c’era un loro rappresentante Francesco Bara, si occupava di far entrare la “gente di fuori” nel centro storico e garantire attività come lo spaccio di droga. Ma lo scorso dicembre un gruppo di fuoco ammazza Bara, lanciando nei fatti un segnale inequivocabile ai “Capitoni” che tradotto vuole dire: “Fuori dai nostri territori”. Il gruppo di giovanissimi è capitanato da un bamboccione, Giovanni Della Corte, 29 anni, detto Giovannone. Sono gli emergenti, una nuova, l’ennesima generazione di merda che infesta la città. Non guardano in faccia a nessuno. Sanno sparare e prendere soldi. Nel mirino finiscono tutti i pusher di fuori quartiere che “usano” il rione per smerciare polvere bianca per nome e conto di clan, che dopo la chiusura della tradizionali piazze di spaccio di Secondigliano e Scampia hanno lanciato una sorta di colonizzazione del centro storico di Napoli. Ronde armate, ferimenti, agguati sono all’ordine del giorno.

Il nuovo gruppo criminale impone una legge ferrea: commercianti, ambulanti, abusivi devono pagare il racket al clan. Il pizzo è su tutto anche sul pane venduto illegalmente. La “tassa della tranquillità” serve per far crescere il nuovo clan. I residenti del rione Sanità devono rispettare le “nuove” regole, fare massa critica e ricacciare da dentro gli intrusi. Se pagano un clan non possono certo pagare anche un altro di “gente di fuori”. Addirittura in alcuni vicoli non deve essere steso neppure il bucato potrebbe occupare la visuale dei killer. Nel corso di una intercettazione ambientale della Procura viene fuori che Giovannone prima si dice dispiaciuto per il ferimento di un ragazzino nel corso dell’omicidio Bara, poi insiste sulla strategia sanguinaria chiedendo ai suoi uomini di organizzare azioni plateali, ad effetto.

Occorre farsi vedere, bloccare la Sanità con ronde continue e quando i nemici arrivano nei vicoli scendere in strada e sparare in faccia, schiattare i colpi nella carne senza neppure calzare il passamontagna, in modo da accrescere il consenso e il rispetto tra la gente. Reagire subito. Reagire per non far tornare la Napoli del sangue e della barbarie, ricacciare il rantolo dei camorristi. Dare segnali forti. Lo Stato e in questo davvero la speranza è che il Comune di Napoli si dia una mossa, con rabbia e convinzione, rioccupi i suoi territori perchè il Rione della Sanità, il Rione Forcella, i Quartieri spagnoli non sono di “proprietà” dei clan ma sono patrimonio dei napoletani.