Doveva essere un modo originale per celebrare la Resistenza: dieci sagome di partigiani sparse per la città a ricordare i valori della Liberazione ai cittadini, che potevano incontrarli in piazze e strade in un vero e proprio percorso della memoria. Invece nel giro di pochi giorni dal 25 aprile, quelle figure a grandezza umana, simboli della lotta per la democrazia a Parma, sono diventati un bersaglio.

Furti, danneggiamenti, e infine una decapitazione, tutte per mano di ignoti, hanno segnato i primi giorni della mostra “Dieci volti per la Liberazione” a cura del Centro studi movimenti di Parma, del Comune e della Provincia per le celebrazioni del 68esimo anniversario del 25 aprile. La prima sagoma a essere presa di mira è stata quella di Maria Zaccarini, la partigiana “Livia”, sparita e poi ricomparsa dalla sua collocazione, e infine mai più tornata in piazzale Corridoni, dove ora rimane un piedistallo vuoto. Poi è stata la volta di “Gianni” Eugenio Copelli, imbrattato e danneggiato nella notte tra il 24 e il 25 aprile. Fino all’ultimo e più grave episodio avvenuto nella notte tra venerdì e sabato: la sagoma di “Nullo” Domenico Tomasicchio decapitata e imbrattata in via Cavestro di fronte al palazzo dell’Università, ex sede della Brigata Nera dove il partigiano venne ucciso dai fascisti nel dicembre 1944 dopo una settimana di torture.

Nessuna rivendicazione politica, nessuna scritta offensiva alla memoria del personaggio e della storia che rappresenta, ma un oltraggio che, insieme a quelli che si sono susseguiti nei giorni scorsi, ha provocato una dura reazione nel sindaco Federico Pizzarotti, che ha voluto denunciare l’accaduto. “Non so quanto questo atto sia politico, frutto di vandalismo o dell’ignoranza e dell’incuria del tempo in cui viviamo – ha detto il primo cittadino di fianco alla sagoma mutilata – ma vogliamo denunciare questo atto che stride con il 25 aprile che abbiamo appena festeggiato e che è uno sfregio ai valori che queste sagome rappresentano. Volevamo far rivivere quegli ideali in mezzo alla gente, nelle strade della città, ma forse alle persone non interessa cosa ci insegna la storia”.

La mostra aveva creato momenti di tensione sin dal taglio del nastro il 24 aprile, quando durante il percorso per le piazze e le vie della città in cui sono collocate le sagome, un ragazzo aveva gridato “Viva il Duce” di fronte alle oltre cento persone intervenute all’evento. A smorzare i toni era stata l’assessore alla Cultura Laura Ferraris, che insieme alla delegata delle Provincia Marcella Saccani aveva affrontato il contestatore con il dialogo, evitando uno scontro con le associazioni partigiane. I guai poi sono proseguiti con il diverbio con la figlia di una delle donne ritratte. La giornalista Elena Formica con una lettera sulla Gazzetta di Parma (per cui lavora) aveva denunciato il fatto di non essere stata informata della mostra, sostenendo anche che sua madre Maria Zaccarini (la cui sagoma nel frattempo è sparita) “non avrebbe voluto essere lì”. Polemiche nate da incomprensioni e malintesi, come hanno spiegato i responsabili del Centro studi movimenti, che però hanno intaccato l’iniziativa che nelle intenzioni doveva essere un modo nuovo per ricordare un pezzo importante della storia della città.

“Sapevamo che con questa mostra all’aria aperta, senza protezioni, avremmo rischiato contestazioni, ma abbiamo affrontato il rischio consapevolmente per portare la memoria nelle strade attraverso i volti di chi quegli eventi li ha vissuti, lottando e a volte soccombendo” ha spiegato Margherita Becchetti del Centro, che ha denunciato il danneggiamento alla sagoma di “Nullo” e alle altre come “il segno evidente della perdita di memoria e idealità collettiva che le nuove generazioni hanno subito negli ultimi decenni”.

Non tutti però sono indifferenti a questi segnali e in città qualcuno ha già cominciato a contrastare gli attacchi anonimi contro le figure dei partigiani. Nerina Perla “Lidia” è stata adottata da una residente di piazzale Inzani, che tutte le sere mette al riparo la sagoma dagli avventori della movida e da potenziali atti vandalici, per poi riportarla sul suo piedistallo ogni mattina. E c’è anche chi, di fronte ai danneggiamenti della figura di Copelli, ha anticipato i curatori della mostra, riparando il cartonato con scotch e spago, pur di non vedere la riproduzione del partigiano “Gianni” mutilata. Per questo l’assessore alla Cultura Laura Ferraris ha lanciato l’appello a seguire l’esempio di questi cittadini, almeno fino al 9 maggio, termine previsto per la mostra diffusa: “Le sagome sono dieci, chiediamo ai parmigiani di adottarle, in modo da preservarle fino alla fine della mostra. È importante che Parma abbia la sua memoria e se ne prenda cura, e importante è che si tutelino i valori dell’antifascismo”.