Perché Grillo non pubblica i suoi redditi come Berlusconi e i ministri di Monti? E’ l’ora della verità e vedremo se i grillini si tagliano lo stipendio. La diretta streaming dell’incontro Letta-Cinque Stelle è stata un disastro.

Sono questi i temi di diversi articoli, ogni giorno il pole position sulla stampa antigrillina (ovvero pro Pd, perché la campagna di delegittimazione proviene per lo più da Repubblica, che e suo tempo – quando faceva comodo – pubblicava i Cartacanta di Marco Travaglio come L’Espresso ospitava le inchieste di Peter Gomez…).

In passato ho criticato Grillo per l’aggressività verbale, ma mi sembra logico che non pubblichi i suoi redditi: la legge prevede la trasparenza per i redditi dei ministri non per soddisfare l’istinto guardone di taluni, ma per permettere di verificare se dopo qualche anno al potere c’è indebito arricchimento ai danni dello Stato. Grillo non ha mai avuto occasione di addomesticare leggi e provvedimenti statali o locali per favorire proprie aziende, amici e famigliari…

Ho già sottolineato qui nel blog che le spese effettive dei parlamentari non possono essere tagliate, semmai vanno rimborsate se documentate, perché altrimenti o creiamo un parlamento per ricchi o uno per corrotti. Non si capisce infatti dove un semplice impiegato stipendiato possa prendere i soldi per pagare viaggi per Roma, stanze d’albergo o in affitto, consulenti tecnici etc. Né tantomeno può farlo chi per accedere al Parlamento è costretto dalla legge o dalle distanze a rinunciare alla propria attività.

La diretta streaming è stata effettivamente un’esperienza negativa, perché gli esponenti del Movimento Cinquestelle non hanno saputo spiegare perché non possono “scongelarsi” verso un governo dell’inciucio.

Ci provo io, ma vorrei premettere che chi cerca di mettere in ridicolo gli elettori diventati eletti mostra disprezzo verso i propri stessi lettori o elettori. Perché è questo che sono i “grillini”: elettori in parlamento, un po’ spaesati dalla novità, ancora consapevoli dei propri limiti (lo fossero stati i tanti parlamentari impreparati ma arroganti che in questi decenni hanno fatto leggi vergogna ma anche leggi piene di errori).

E ora veniamo alla domanda. Perché non avallare un governo dell’inciucio? Perché  non si può comprare a scatola chiusa da chi in passato ha fatto “il pacco” agli Italiani, soprattutto se l’attuale scatola racchiude di tutto E di più e si basa sul desiderio di rinviare le elezioni per

a)  non doversi confrontare con i propri elettori dopo le figuracce recenti

b)  evitare che il voto disperso si compatti intorno al Movimento 5Stelle per dargli quei numeri che servono per imporre nomi e governare

c)  avere il tempo di dispiegare la macchina mediatica denigratoria nei confronti dei 5Stelle.

Peraltro, un sostegno al governo dell’inciucio avverrebbe in condizioni di minoranza tali da non consentire ai M5s nessun veto, quindi apparirebbero complici delle porcherie che si perpetrano e perderebbero la loro verginità e il consenso nel paese.

Letta intendeva “scongelarsi” nel senso di fare proposte di nomi, dal momento che – mentre i Cinquestelle chiedevano nomi di alto profilo, mica proponevano sé stessi – precisava  che i ministri devono già essere esperti di ministeri. Obiezione che fa ridere: Calderoli, Maroni, Gelmini, Carfagna, Profumo, Fornero, che ne sapevano di ministeri prima di essere chiamati a guidarli?