Questa volta parlo di qualcosa di cui mi sono attivamente occupato una quindicina di anni fa (ne ho scritto anche su “Il Mulino”). Vi è stato, e vi è ancora, un vasto dibattito sul tema, e i principali studiosi che se ne sono occupati sono, da sinistra Philippe van Parijs in Olanda, e da destra Milton Friedman negli Usa.

Ce ne sono anche diverse versioni, dalla “negative income tax” (cioè le tasse, al di sotto di una certa soglia di reddito, diventano negative, cioè si ricevono soldi dallo Stato) al reddito minimo garantito, e ancora altre su cui non posso dilungarmi.

Perché secondo me è un tema così importante? Perché riguarda uno degli aspetti fondamentali che il modello capitalistico non ha risolto. E occorre ricordare che per altri aspetti quel modello ha generato un immenso aumento della ricchezza per tutti, basta vedere l’andamento demografico come è variato da quando il capitalismo esiste: avevamo raggiunto i 750 milioni di abitanti in 2000 anni, mentre da 250 anni, cioè dall’inizio della rivoluzione industriale, siamo diventati 7 miliardi.

Il capitalismo invece non ha risolto l’insicurezza del reddito per le classi lavoratrici, soggette sia all’andamento ciclico dello sviluppo, che alla perdita del lavoro a causa del progresso tecnico, o a causa del fallimento dell’impresa specifica per cui lavorano. Non certo meglio delle incertezze del clima ecc. quando l’80% della popolazione viveva (miseramente) di agricoltura.

Gli obiettori del reddito minimo garantito però hanno due argomenti fortissimi, e basati su solide ricerche: il costo insostenibile per lo Stato e soprattutto il disincentivo al lavoro che la certezza di un reddito creerebbe.

Argomenti inconfutabili, se si dimenticasse che il reddito garantito esiste già, ma ha forme estremamente articolate, complicate, e pochissimo trasparenti. Vediamo sommariamente, sotto forma di elenco, i sostegni ai redditi più bassi che sono già in atto, al di fuori della differenza di tassazione tra i diversi livelli di reddito, che ha già un forte contenuto ridistributivo, nonostante l’evasione.

  • L’esenzione dai ticket sanitari, e la tassa sulla salute

  • Le tasse scolastiche in funzione del reddito

  • Gli abbonamenti scontati per i trasporti pubblici ad alcune categorie

  • Le case popolari

  • Il controllo dei prezzi su alcuni beni di base (equo canone, pane comune, ecc.)

  • I sussidi di invalidità e vecchiaia

  • La cassa integrazione, che nel complesso tutela i lavoratori più deboli.

  • Le differenziazioni tariffarie per acqua ed elettricità

E ce ne sono certo molte altre di forme, che adesso mi sfuggono. Sono tutte cose sacrosante, soprattutto in una società che ha visto crescere vergognosamente lo squilibrio tra ricchi e poveri.

Il problema è proprio che ce ne sono tantissime, cioè si tratta di “mille rivoli” di spesa pubblica, difficilissimi da controllare e da ridurre ad un quadro unitario e trasparente.

E in più sono meccanismi che gli economisti chiamano “catturati”. Cioè col tempo ciascuna forma di sostegno viene sponsorizzata da un partito politico diverso, ma anche da gruppi di interesse molto specifici che erogano questi servizi, nella sanità, nei trasporti, nei costruttori di case ecc. E anche nella enorme burocrazia che gestisce tutte queste forme di erogazione, pur con modeste capacità reale di controllo da frodi. Infine, notoriamente il sistema non protegge gli “ultimi degli ultimi”, cioè quei lavoratori, spesso in nero e/o extracomunitari, che non riescono ad entrare nei circuiti, spesso complessi e discrezionali, a cui sopra si è accennato, di cui a volte fanno parte anche parte degli utenti .

Però rimane certo che un vero reddito minimo garantito al di sopra delle tutele che già ci sono oggi non possiamo permettercelo. Ma certo muovere gradatamente il sistema in modo sostitutivo (non aggiuntivo) verso forme più semplici e unificate di sostegno al reddito sembra urgente e possibile, anche per ridurne la discrezionalità politica, oggi molto elevata (cfr. il concetto di “cattura”).

Infine, se a parità di sostegno al reddito delle categorie più deboli molti servizi potessero essere riaffidati al mercato (nel senso che i più poveri invece che riceverli gratuitamente avessero i soldi per comperarseli scegliendo liberamente), la maggiore efficienza che la concorrenza consente creerebbe una rilevante riduzione di costi per tutti.

Cioè il capitalismo oggi costringe molti lavoratori non protetti a concorrere per un posto di lavoro; meglio che questi abbiano forme di reddito garantito che rendano un po’ meno drammatica questa concorrenza, ed invece il sistema sposti maggiormente la competizione sulle imprese.