I lavoratori più arrabbiati li chiamavano i Ceausescu dei cieli e non era certo un complimento. Per 18 mesi il comandante pilota Giuseppe Gentile e la sua signora moglie, Cristina Ceolin, hanno regnato con pugno di ferro su Meridiana, la seconda compagnia aerea italiana dopo Alitalia, nata dalla fusione tra Meridiana Fly e Air Italy. Come la coppia di dittatori comunisti rumeni, anche loro hanno lasciato un segno, fatto di 190 milioni di euro di debiti, 1.350 in cassa integrazione, 800 cause con i dipendenti e 18 aerei su 48 dismessi.

A differenza dei Ceausescu, però, quando 3 mesi fa hanno dovuto mollare la presa e il loro regno è finito per volontà del proprietario della compagnia, il principe Aga Kahn che li ha esautorati evidentemente stanco dei loro metodi e delle performance ottenute, i Gentile-Ceolin non sono finiti nella polvere, anzi. Il primo, terrore di dipendenti e sindacalisti, noto per i suoi metodi bruschi, ha salutato con le tasche gonfie di quattrini e dopo aver percepito 83mila euro al mese nel 2011 e 54mila al mese nel 2012, ha ottenuto anche un premio di 500mila euro. Preteso chissà a che titolo e che comunque ha aperto una strada poi percorsa anche all’Alitalia dove un bonus simile, anche se di importo maggiore, è stato riconosciuto all’amministratore Andrea Ragnetti, pure lui messo alla porta dopo poco più di un anno di attività e premiato forse per aver portato l’azienda sull’orlo del fallimento.

Alla buonuscita da Meridiana , Gentile ha aggiunto la bella sommetta di 22 milioni di euro, spartita con il socio Alessandro Notari ed ottenuta grazie alla vendita delle quote possedute in Air Italy. E ora chissà se il comandante di ferro proverà a mettere al sicuro questi soldi in qualche paradiso fiscale come avrebbe già fatto in altre occasioni, secondo quanto risulta all’Espresso che ha scovato il suo nome insieme a quello di altri 200 italiani nell’elenco di evasori ed elusori compilato da International Consortium of Investigation Journalism. La consorte di Gentile, invece, formalmente continua a figurare come una dirigente-dipendente e in quanto tale condivide con centinaia di colleghi Meridiana e Air Italy il destino della cassa integrazione.

Il suo, però, è un “sussidio al reddito” assolutamente fuori quota e di lusso, circa 5mila euro netti al mese, stando a quel che assicurano informate fonti interne, pari all’80 per cento dello stipendio pieno ed ottenuto sommando la quota elargita dall’Inps a quella assicurata dal Fondo speciale del trasporto aereo. Anche la signora Ceolin in Gentile, professione assistente di volo, si è ingegnata parecchio per lasciare un’impronta del suo passaggio al vertice dell’azienda. Con il doppio ruolo di dirigente Air Italy e responsabile dei servizi di bordo di Meridiana Fly nell’inverno di un anno fa si presentò a colleghi e colleghe assistenti con una proposta che fece molto rumore. Per ripristinare usi e costumi dei bei vecchi tempi andati, ai primi la signora Ceolin raccomandò eleganza di portamento, alle seconde impose il limite della taglia 42, come fosse un requisito professionale e tecnico e non una delle misure confacenti alla struttura fisica delle persone.

Non contenta tentò di imporre a tutte le colleghe le divise Air Italy, tricolori e più sbarazzine di quelle Meridiana, gonna verde con spacco generoso, camicetta bianca con ampio decolleté e giacca rossa. In tutta risposta ci fu una sollevazione delle assistenti Meridiana a botte di lettere ai giornali e volantini in cui veniva ricordato alla signora dirigente che la professionalità non è conseguenza della taglia. In uno di questi volantini stampato dal sindacato di base Usb la definirono “capobricco”, termine con cui in gergo le assistenti di volo si chiamano familiarmente tra loro. Infastidita, la signora Ceolin querelò tutti quanti. Ora Usb si prende la rivincita. Francesco Staccioli, sindacalista, accusa la coppia Gentile-Ceolin di aver “scientemente distrutto l’azienda” e ritiene paradossale che chi ha prodotto così tanta cassa integrazione, ora riscuota una bella quota di questa cassa “sottraendo risorse al sistema di ammortizzatori ormai al collasso”.

da Il Fatto Quotidiano del 23 aprile 2013