Fervono le trattative sul governo, fra roboanti proclami dei media governativi e battutine ironiche di quelli d’opposizione. Gravi e solenni i primi, intelligenti ed eleganti i secondi. Quanto a me, vorrei dire poche semplici cose.

Non critico minimamente gli Alfano, i Letta, i Farinacci, i Goebbels e financo i Berlusconi per ciò che vanno perpetrando in queste ore sul corpo smunto e dolente della Nazione. E’ loro diritto, c’est la guerre: siete la destra, avete – per nostra incapacità – vinto questo passaggio, fate dunque tutto il peggio che potete. Non state ingannando nessuno, l’avevate già detto che era vostra intenzione riportare a qualunque costo l’ancient régime. Avete avuto fortuna: vi siete trovati contro i Grillo, i Casaleggio, i Renzi e i Bersani, gente da regalarvi una partita già vinta, da non riuscire ad accordarsi neanche su un Rodotà o un Prodi. Va bene: questo è il vostro momento; vedremo quanto durerà, vi combatteremo con tutte le forze e non abbiamo altro da dirvi.

Agli altri, ai “democratici”, a coloro che nel governo Crisafulli-Dell’Utri occuperanno le poltrone riservate al centrosinistra, diciamo invece: attenzione. Non siete l’ala moderata. Siete i collaborazionisti.

Potremo perdonare gli errori (gl’incredibili voltafaccia di Bersani, gl’ineffabili ”arrendetevi” di Beppe Grillo), che pure ci costano moltissimo, a noi italiani comuni. Ma non perdoneremo mai chi avrà fatto il ministro di Berlusconi, con qualunque pretesto. Sono poltrone avvelenate, quelle su cui state trattando. Non più un semplice inciucio, ma un tradimento.

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Opposizione organizzata, “governo ombra”, avevamo detto. L’idea, apparentemente, è stata ripresa poi da Flores d’Arcais. In effetti, rispetto alla nostra, è differente.

In primo luogo perché lui parla di “governo ombra” così in via di principio, in generale. Su cui aprire er dibbattito, fare sondaggi, eleganti interventi. Noi invece abbiamo fatto nomi ben precisi. Nomi scomodi, che dividono, che chiedono scelte a monte ben precise. Rodotà e Landini, Barca e Casaleggio, Fava e Zagrebelsky, Ingroia e dalla Chiesa, Giulietti e Strada: ciascuno di questi nomi ha degli spigoli, delle storie precise, implica compromessi reciproci, esclusioni e scelte. Non i più simpatici, i mediatici, i piacioni “di sinistra”, ma – concretamente – un governo. Un governo possibile, ma con dei prezzi da pagare per ciascuna componente. Cosa difficilissima da accettare, per gente che non s’è perdonata – fino a tre giorni fa – neanche i Rodotà e i Prodi. Ma si deve cominciare così, con brutale chiarezza.

L’altra differenza fra il “governo ombra” proposto da Flores d’Arcais e quello proposto da me è, banalmente, che uno è proposto da Flores d’Arcais e l’altro da un Orioles qualunque. Lui deve rispondere al giro di MicroMega (provincia del continente De Benedetti), io semplicemente alle maestrine del doposcuola di via Cordai, Catania, o agli studenti fuorisede di Diecieventicinque, Bologna. Lui parla per la nobiltà illuminista, io per la bassa plebe.

Ecco: partiamo da qui, come in tutti i momenti seri della storia. I governi-ombra, gli accordi rivoluzionari, le opposizioni, in tempi come questi non li fanno i d’Arcais (d’Anton, a suo tempo, ebbe la serietà di chiamarsi Danton) e i nobili dei salotti. Li fanno le maestrine antimafiose e gli studenti poveri, le artiste del Teatro Occupato di Messina e le mamme NoMuos di Niscemi. Chi sono mai? Ovvio, non lo sapete. Stiamo parlando infatti degli Sconosciuti. Ma se non si parla con loro non si parla a nessuno, si predica soltanto.