Almeno i guai finanziari a Sant’Anna di Stazzema sembrano superati. ”Al tempo del governo Berlusconi tutti gli anni ci tagliavano 50mila euro del ministero Beni culturali”, racconta Michele Silicani, sindaco Pd di Sant’Anna di Stazzema, il paesino della Versilia teatro del massacro che nell’agosto 1944 aprì la stagione degli eccidi nazifascisti sull’appennino tosco-emiliano. Certo non che oggi si navighi nell’oro: ”Adesso lo Stato ha ripreso a passarci i fondi, ma mi mancano ancora quegli arretrati a cui ormai saremo probabilmente costretti a rinunciare, compensandoli noi direttamente o con l’aiuto della Regione”.

Ogni anno nel paesino che vide la morte in poche ore di centinaia di innocenti arrivano 70mila persone in visita: ”Nessuno paga un biglietto, abbiamo un museo storico della Resistenza, dei ragazzi che fanno da guida”. Negli ultimi anni, complice anche in questo caso una pellicola, Miracolo a Sant’Anna del regista americano Spike Lee, il massacro dell’agosto 1944 è ritornato a galla nella memoria nazionale. ”La nostra è una memoria attualizzata, viva, non retorica che parla anche di temi come la giustizia, l’ambiente, la legalità e la lotta alla mafia”, spiega il sindaco Silicani. La storia di Sant’Anna di Stazzema è una delle pagine più feroci della occupazione nazi-fascista. All’alba del 12 agosto 1944 alcune centinaia di Ss, in assetto di guerra, salirono nel paesino di montagna, dove decine di persone erano sfollate credendo il luogo sicuro.

In realtà il villaggio era coinvolto nella battaglia tra alleati e partigiani: non lontano c’era il fronte della Linea gotica, che sarebbe poi stato scenario di altre stragi nazi-fasciste, culminate in quella di Marzabotto. Ad accompagnare i tedeschi c’erano i fascisti collaborazionisti, che fecero come da guide. Gli uomini del paese si rifugiarono nei boschi per non essere rastrellati, mentre donne vecchi e bambini, sicuri che nulla gli sarebbe capitato, restarono in casa. Risultato: in poco più di tre ore vennero massacrati in 560. I nazisti li chiusero nelle stalle o nelle cucine delle case e li uccisero con colpi di mitra e bombe a mano. La vittima più giovane, Anna Pardini, aveva solo 20 giorni. Come è emerso dalle indagini della Procura militare della Spezia. Il Tribunale militare della Spezia nel 2005 ha condannato all’ergastolo dieci ex Ss.

di d.m. da Il Fatto Quotidiano del 22 aprile 2013