Carissimi bambini che frequentate la quinta elementare, ai miei tempi alle elementari ci davano un’infarinatura di Storia: dalla nascita dell’universo fino alla nostra storia recente.

Ora non è più così, voi quest’anno arriverete a studiare solo fino all’Impero Romano. Dipenderà dalla sensibilità della vostra maestra eventualmente farvi sapere perché oggi, 25  Aprile, siete a casa da scuola. Anni fa, grazie al mio lavoro (sono un’attrice di teatro) ho avuto la fortuna di conoscere Laura Seghettini, che oggi ha 91 anni.

L’occasione è stata la presentazione del suo libro “Al vento del Nord. Una donna nella lotta di Liberazione”. L’ha scritto quando aveva più di ottant’anni perché voleva raccontare la sua esperienza nella Resistenza.

Liberazione, Lotta, Donna, Resistenza.

Prese una per una, queste parole sono semplici, ma se le mettiamo tutte insieme il discorso si complica e allora bisogna spiegarlo.

Tanti anni fa, il 25 Aprile del 1945, l’Italia è stata liberata dall’oppressione nazi-fascista, sotto cui si trovava da tantissimo tempo. Uomini e donne che credevano nella libertà hanno combattuto e in molti casi hanno perso la vita o sono stati feriti. Hanno fatto la Resistenza e si chiamavano partigiani. Altri popoli ci hanno aiutato perché l’oppressione non riguardava solo l’Italia ma anche altre nazioni e continenti. Il 25 Aprile ha significato per l’Italia la fine della seconda guerra mondiale. Per questo, oggi, il 25 Aprile è la festa della Liberazione ed è una data molto importante.

Laura Seghettini per due volte all’età di vent’anni è stata messa in prigione, perché aveva espresso il suo pensiero contro il fascismo che in quel periodo comandava in Italia. Non si potevano esprimere liberamente le proprie opinioni e le leggi erano molto restrittive nei confronti della libertà personale. Ha trascorso più di due mesi in carcere, le donne che erano recluse con lei erano mamme di ragazzi o mogli di mariti che erano scappati sui monti per diventare partigiani e aderire alla lotta di Liberazione. Anche se loro non avevano commesso reati erano state imprigionate. Quando stavano per arrestare Laura per la terza volta (e probabilmente sarebbe finita in un lager in Germania, un posto bruttissimo da cui tantissime persone non sono più tornate), è salita sui monti per combattere assieme ai ribelli (in questo modo venivano chiamati i partigiani). Nel suo battaglione era l’unica donna. Laura è stata un intero anno sui monti con i suoi compagni maschi vivendo in mezzo ai boschi senza avere né una casa, né un letto, né cose da mangiare, né armi efficienti con cui combattere. Molti dei partigiani che hanno lottato con lei sono morti durante questa guerra.

La guerra è stata una cosa molto brutta, ma senza la lotta di Liberazione noi vivremmo ancora sotto il regime.

 

Laura ed io abbiamo lavorato insieme sulle pagine del suo libro, per costruire uno spettacolo teatrale che parlasse della sua esperienza, di quell’anno passato in montagna a combattere per la Liberazione dell’Italia, e lo abbiamo intitolato “Una eredità senza testamento”. Abbiamo scelto questo titolo perché i valori della Resistenza non possono essere ereditati come si eredita una casa o una proprietà, ma solo attraverso i racconti, la memoria e lo studio di quei fatti. Non basta stare a casa da scuola, è necessario spiegare i motivi di una celebrazione. Il 27 gennaio è la Giornata della Memoria (per ricordare i tantissimi morti nei lager), alle scuole arriva dal Ministero dell’Istruzione una circolare che invita gli insegnanti a spiegare agli studenti di che cosa si tratta, sarebbe importante che la mandassero anche per il 25 Aprile e per il Primo Maggio (Festa del Lavoro), in modo che queste feste non siano per voi solo dei giorni di vacanza ma anche delle occasioni per conoscere le lotte che sono state fatte per acquisire dei diritti fondamentali come la libertà e il lavoro.

 

L’altra sera quando è cominciato lo spettacolo (che è ambientato in un’aula scolastica e io  sono la maestra), ho visto che seduti ai banchi c’erano cinque bambini dai sei ai nove anni: ho sgranato gli occhi perché sono rimasta sorpresa.

Poi, mentre spiegavo la storia di Laura e come si è svolta la sua vita, un bambino si è alzato e mi ha fatto una domanda, come se fosse stato veramente a scuola. Mi sono fermata e gli ho risposto, e tutto per un attimo è rimasto sospeso come in una bolla di sapone. In quel momento il Teatro era più che mai vivo. Quella sera gli altri spettatori si sono accorti che io recitavo con una particolare attenzione verso i bambini e hanno capito perché lo stavo facendo.

Voi siete la nostra speranza. Fin da piccoli dovete imparare a distinguere fra libertà e oppressione e questo può avvenire anche conoscendo le cose del passato. Conoscere i fatti, belli o brutti che siano. Sapere aiuta a pensare.

Da quella sera quando comincio lo spettacolo guardo a uno a uno gli spettatori per vedere se c’è qualche bambino. Non è più ricapitato, peccato, ma io aspetto…. vi aspetto!

Disegni di Enrico Pantani

Foto di Stefano Vaja

http://www.teatrodue.org/2256/20112012/una-eredita-senza-testamento-3/