Un articolo di Andrea Scanzi sul flop del M5s in Friuli mi offre lo spunto per una considerazione che non ritengo sia così marginale sulla vita politica.

L’ambientalismo è sempre più, e giustamente, orientato verso la proposta di una vita sobria, che vada nella direzione esattamente opposta al modello comunemente accettato, fatto di consumismo e di consumismo sempre più globalizzato. È chiaro che una ricetta del genere non può che risultare oltremodo ostica per la stragrande maggioranza della popolazione.

Questo brevemente premesso, mi domando: una forza politica che, in un regime democratico, facesse proprie queste legittime istanze quanto seguito potrebbe avere?

Il M5s è una formazione politica estremamente disomogenea, ma al suo interno spinte nella giusta (intendendosi per giusta quella prima delineata) direzione ci sono tutte. Tanto per citarne alcune: un’economia in generale che privilegi il territorio; il ripensamento sulle grandi opere; la produzione di energia diffusa; la salvaguardia del suolo. Non è, nel suo complesso, il programma del M5s un programma ambientalista, ma in buona parte ne raccoglie le istanze.

Ora, il flop che il Movimento ha fatto in Friuli non è certamente legato alla sua politica concreta, visto che il Governo non si è ancora insediato. Probabilmente è dovuto alla mancata alleanza di governo con il Pd, che, comunque, è bene ricordarlo, pratica da sempre una politica che va in direzione diametralmente opposta a quella della salvaguardia della nostra terra. Basti guardare il consumo di suolo dove governa per rendersene conto. Ed allora, non accordarsi con una tale forza politica deve forse essere considerato negativamente?

Ed adesso estraiamoci dal caso particolare e ragioniamo in prospettiva a livello nazionale. È quasi scontato che se il M5s praticasse davvero una politica di contenimento dei consumi in tutti i sensi ben difficilmente sarebbe premiato dall’elettorato. Ma questa, che vogliamo farci, è la gente oggi, e questa è la democrazia. Io credo, potrò sbagliarmi, che i nostri concittadini non vedano una soluzione della crisi attuale in una sorta di parziale o totale decrescita, e non credo che perciò premierebbero un qualsiasi partito che la proponesse. La dimostrazione sta nel fatto che invece premiano quei politici che gli prospettano un possibile miglioramento delle condizioni economiche.

Quindi, quale la soluzione? Un’ipotesi fantapolitica potrebbe essere disfarsi del modello democratico in favore di una dittatura verde. È una boutade, ovviamente. Non si può governare contro la volontà delle persone.

Ed allora? Forse la soluzione è fuori dalla politica partitica, e consiste nell’ampliare sempre di più la nostra coerenza, come dice Mercalli nella sua pregevole opera “Prepariamoci”, attraverso le scelte che quotidianamente facciamo e propagandiamo.

E comunque, al di là di ciò, smettiamola di pensare che necessariamente una forza politica che diminuisce il suo bacino elettorale stia operando nella direzione sbagliata.