In Inghilterra, quando si fa un governo si usa mettere su contemporaneamente il cosiddetto “governo ombra”, quello che l’opposizione costituirebbe se andasse al potere. Sono nomi e cognomi, non dichiarazioni generiche, così la gente sa con precisione di che si tratta e per chi vota.

Facciamo finta di essere inglesi e di fare il nostro ‘ghost government‘, quello che vogliamo portare a Palazzo Chigi. L’opposizione, da noi, è costituita da Sel, dal Movimento 5 Stelle e da quella parte del Pd – o come cavolo vorrà chiamarsi – che è contraria a Berlusconi; nonché da diverse e importanti forze sociali.

Il governo, comunque vorrà chiamarsi, sarà la coalizione dominata – per forza numerica – dagli alleati di Berlusconi. Il leader dell’opposizione è il leader dei vittoriosi referendum per i diritti civili e l’acqua pubblica, prof. Stefano Rodotà, della Sinistra Indipendente.

Ecco il governo ombra su cui a mio parere – passata la fase più propriamente psichiatrica, che potrebbe durare ancora anche qualche settimana – potrebbero utilmente convergere le forze e rivoluzionarie e riformiste presenti nell’attuale crisi. Fra parentesi, i rispettivi partiti politici, o soggetti della società civile, di riferimento. Alcuni di essi possono a prima vista sembrare obsoleti o addirittura scomparsi, ma una riflessione più approfondita potrebbe destare qualche sorpresa.

– Presidente del Consiglio dei Ministri. e attuale Capo dell’Opposizione: Rodotà (Sinistra Indipendente);
– Vicepresidente del Consiglio e Ministro dell’Economia: Barca (Pd, o equivalente);
– agli Interni: un nome indicato dal Presidente, eventualmente – ma non necessariamente – proveniente dalle Forze dell’Ordine o dalla Magistratura);
– agli Esteri: Fava (Sel);
– Grazia e Giustizia: Zagrebelsky (Libertà e Giustizia);
– Lavoro: Landini (Fiom);
– Pubblica Istruzione: l’unico Nobel italiano vivente;
– Università e Ricerca: Nando dalla Chiesa (di Libera);
– Tecnologie: Casaleggio (M5S);
– Sanità: Strada (Emergency);
– Comunicazioni: Giulietti (Articolo 21);
– Beni Confiscati: Ingroia (Coordinamento Antimafia Palermo).
Non indico un possibile Ministro della Difesa perché non ho le competenze per farlo, e soprattutto perché sarebbe molto difficile – a monte – la scelta fra un tecnico semplicemente incaricato del rapido ritiro delle nostre truppe all’estero dovunque dislocate e un “politico” (una Lidia Menapace o un padre  Zanotelli) in grado di dare a una tale – ormai indifferibile – operazione un più ampio significato etico e di rispetto della nostra Costituzione.

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Certo, ho bevuto parecchio. Ma chi pensa di potere andare avanti a urla e speranze è più ubriaco di me, che almeno faccio una proposta. E chi si rassegna a stare insieme con Berlusconi, per qualunque periodo e per qualunque motivo, non può essere altro, ovviamente, che un antidemocratico e un traditore.