“Non contesto il diritto di Scalfari di dire che mai avrebbe pensato a me di fronte a Napolitano. Forse però poteva dirlo in modo meno sprezzante. E può darsi che scrivendo di non trovare alcun altro nome al posto di Napolitano non abbia considerato che, così facendo, poneva una pietra tombale sull’intero Pd, ritenuto incapace di esprimere qualsiasi nome per la presidenza della Repubblica”. E’ botta e risposta tra Stefano Rodotà ed Eugenio Scalfari che domenica aveva sostenuto in un suo editoriale su Repubblica l’inopportunità della candidatura del giurista al Colle perché proposto dal Movimento 5 Stelle. E che oggi replica alla lettera dell’ex “candidato” rifugiandosi sulla difensiva, con un nuovo attacco al M5S in un articolo dal titolo “Il Movimento 5 Stelle fuori dall’Europa”.

Rodotà – che si descrive come “uomo della sinistra italiana”, “convinto che la cultura della sinistra debba essere proiettata verso il futuro” – considera “infantile” l’atteggiamento tenuto dal Pd nei suoi confronti. Si tratta di un comportamento che “denota in un partito l’esistenza di un soggetto fragile, insicuro, timoroso di perdere una identità peraltro mai conquistata”. In più la partita del Colle “ha smentito l’immagine di un Movimento tutto autoreferenziale” visto che “i responsabili parlamentari e lo stesso Grillo hanno esplicitamente detto che la mia elezione li avrebbe resi pienamente disponibili per un via libera a un governo”. Un “fatto politico, nuovo rispetto alle posizioni di qualche settimana fa” che “è stato ignorato, perchè disturbava la strategia rovinosa, per sè e per la democrazia italiana, scelta dal Pd’’. Alla luce del risultato, ovvero della rielezione di Napolitano “ora – prosegue – libero della mia ingombrante presenza, forse il Pd dovrebbe seriamente interrogarsi su che cosa sia successo in questi giorni nella società italiana, senza giustificare la sua distrazione con l’alibi del Movimento 5Stelle e con il fantasma della Rete”.  

Domenica Scalfari scriveva di non capire “perché una persona delle sue idee e della sua formazione politica, giuridica e culturale, potesse diventare candidato grillino per la massima autorità della Repubblica”, dato che il M5S “vuole abbattere l’intera architettura costituzionale esistente, considera l’Europa una parola vuota e pericolosa, ritiene che i partiti e tutti quelli che vi aderiscono siano ladri da mandare in galera o a casa ‘a calci nel culo'”. Considerazioni sulle quali ritorna Rodotà che ricorda a Scalfari i partiti che poco hanno tenuto conto del rispetto della Costituzione. E che ora si apprestano a formare un nuovo governo. “Incostituzionale il Movimento 5Stelle? – attacca-  Che dire della Lega, con le minacce di secessione, di valligiani armati, di usi impropri della bandiera, con il rifiuto della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, con le sue concrete politiche razziste e omofobe? […] E tutto quello che ha documentato Repubblica nel corso di tanti anni sull’intrinseca e istituzionale incostituzionalità dell’agire dei diversi partiti berlusconiani? Di chi è la responsabilità del nostro andare a votare con una legge elettorale viziata di incostituzionalità, come ci ha appena ricordato lo stesso presidente della Corte costituzionale? Le dichiarazioni di appartenenti al Movimento 5Stelle non si sono mai tradotte in atti che possano essere ritenuti incostituzionali, e il loro essere nel luogo costituzionale per eccellenza, il Parlamento, e il confronto e la dialettica che ciò comporta, dovrebbero essere da tutti considerati con serietà nella ardua fase di transizione politica e istituzionale che stiamo vivendo”.

Scalfari non risponde nel merito alle considerazioni di Rodotà e continua ad attaccare il M5S e il giurista candidato al Colle, “reo” di non avere preso le distanze da un Movimento da cui sarebbe nato un “governo col quale la speculazione avrebbe giocato a palla e che l’Europa avrebbe severamente sanzionato”. Sull’esecutivo del presidente che nascerà, Scalfari spiega che, se il risultato sarà positivo, “allora questo governo che a Rodotà sembra scellerato riconsegnerà il proprio mandato con un Paese finalmente rafforzato e solido”. E conclude così: “Ho già detto che mantengo stima e affetto per Rodotà ma penso che, prima che avvenisse l’ultima votazione a Montecitorio, avrebbe dovuto annunciare il suo ritiro come pure penso che i suoi elettori di Cinque stelle avrebbero dovuto almeno alzarsi in piedi invece di restare seduti sui loro scranni. Anche l’educazione fa parte della cultura che evidentemente non c’è”.