Nell’isolamento che la mafia lascia dietro di sé, ed in quello in cui spesso affoga il cittadino che impatta sulla burocrazia, loro non cadono. Si organizzano in autonomia, senza preoccuparsi di come faranno nel “day by day” in cui ciascuno di noi si perde. Loro hanno l’entusiasmo, i principi, la cultura, il senso della legalità.

Sono i giovani di Libera, il movimento che don Luigi Ciotti ha messo in piedi coraggiosamente e porta avanti a rischio della vita.

Ho avuto la fortuna giorni fa di parlare al gruppo di Verbania di “mafia e riciclaggio”, un tema pesante, direbbe ciascuno di noi. Per loro è conoscenza, con curiosità quasi investigativa, per sapere come regolarsi e cosa fare per migliorare l’ambiente in cui vivono. Tanti microcosmi di realtà sul territorio, organizzati per assistere le vittime di mafia o, più’ semplicemente (si fa per dire) quelle delle ingiustizie di un Paese dove esse prosperano a ritmi crescenti, nell’indifferenza pericolosamente egoistica ed ignorante della politica.

Mentre parlo a questi giovani la voce si carica, avvertendo la loro partecipazione attiva e solidale. Le Forze dell’Ordine e lo Stato sono i loro, i nostri riferimenti. Nonostante gli errori che ciascun uomo individualmente inteso possa fare.

I ragazzi di Libera vivono con semplicità, senza sofisticati Ipad o sedi di lusso. Locali donati da qualche amministrazione locale o qualche privato non affetti da cecità e dalla peggiore delle malattie del secolo: l’indifferenza. Trovo ad attendermi un centinaio di loro, con gente più adulta che li segue, rappresentanti delle Forze dell’Ordine, il Sindaco (a tutti il mio affetto). Non ho visto un vestito firmato, non c’e’ spazio per lussi e convenzioni. C’è un ospite, un amico e sostenitore. Uno che ci spiega come le mafie alterano l’economia, rovinano le imprese, comprano le coscienze di (confidiamo sempre meno) professionisti, imprenditori costretti (e talvolta no) a sottomettersi all’imperativo del denaro e degli affari.

Spesso don Luigi ha lamentato le difficoltà di ottenere aiuti, in termini di fondi ma, soprattutto, di beni confiscati alle mafie. Da dare in dotazione a questi giovani, per presidiare il territorio lavorando sull’aiuto ai deboli (anche col semplice ascolto o l’accoglienza in comunità), per organizzare momenti di riflessione e approfondimento con l’ausilio di noi tecnici e di tantissimi volenterosi e motivati servitori dello Stato.

Questi giovani non urlano nelle piazze, non fanno politica, anche se molti di loro sarebbero molto più’ in grado di molti dei nostri (specie i neoeletti) parlamentari. Loro pensano il bene, e lo praticano. E studiano per questo, non per diventare importanti ad ogni costo. Ci sono tanti italiani, anche di altra estrazione, che lavorano indefessamente nel volontariato. Cui francamente non interessano i giochi della politica che in questi giorni mortificano ed umiliano il nostro bel Paese.