“Non vogliamo morire nell’indifferenza”. A un anno esatto dalla ‘marcia delle vedove’, le mogli delle ‘vittime della crisi’ sono tornate in piazza per ricordare chi si è tolto la vita schiacciato dai debiti. Per Giuseppe Campaniello, che un anno fa si diede fuoco davanti alla sede dell’Agenzia delle Entrate, morendo al Centro Grandi Ustionati di Parma, per Piero Marchi, che si impiccò nel retro del suo negozio poche settimane dopo, chiedendo perdono alla sua famiglia, per Gabriele Croatto, che a 56 anni si tolse la vita, nel febbraio 2011. E per le tante vittime ‘senza nome’ che la recessione ha prodotto, e che lo Stato “ha lasciato sole”. 375 dall’aprile 2012 all’aprile 2013, “quasi uno al giorno”, spiega Elisabetta Bianchi dell’Unione donne italiane e dall’Assocazione nazionale avvocati italiani, organizzatrice dell’evento.

Artigiani, imprenditori, lavoratori dipendenti, disoccupati. E’ in memoria di tutti loro che, oggi, in piazza Nettuno, un centinaio di persone si sono riunite accanto a Lucilla Raffagnini, vedova di Croatto, e a Rita de Falco, vedova di Giuseppe Manguso. Il Movimento Antiequitalia, imprenditori, cittadini vessati dal fisco. “Non vogliamo – spiega la Bianchi – che queste morti siano dimenticate, è per questo che ci siamo ritrovati qui, ancora una volta, un anno dopo la manifestazione del 2012”.

 A dimenticare chi muore per colpa della crisi, del resto, “ci pensano già le istituzioni”. “Nessuno – racconta l’organizzatrice della manifestazione – ha mai mosso un dito per dare una mano a queste persone. E nessuno, oggi, fa nulla per aiutare chi è in difficoltà. Ma di questo passo faremo la fine della Grecia, di questo passo, entro la fine del 2013, tante altre persone si toglieranno la vita”.

“Mio marito – racconta Rita de Falco – era un padre premuroso. Ma quando ha perso il lavoro ha cominciato a diventare violento ed era in cura. Appena uscito dalla struttura dov’era assistito, siccome non potevano ospitarlo in un luogo adatto perché non avevo la possibilità di farvi fronte, l’hanno messo in un dormitorio, quello stesso luogo dove si è impiccato. Ha lasciato 5 figli. E pensare che si sarebbe accontentato di qualunque lavoro, ma se non si trova nulla per i giovani, figuriamoci per lui, che aveva 52 anni”.

Ad essere “abbandonati”, però, non sono solo i lavoratori che tentano di fronteggiare una recessione che sembra senza fine, ma anche le loro famiglie. “Ultimamente – continua la vedova De Falco – ci è arrivata, dall’Agenzia delle Entrate, una multa di 7 mila euro”. Una multa che non può pagare, perché in casa scarseggiano persino i soldi per fare la spesa. Per questo Elisabetta Bianchi ha voluto compiere un gesto sì, simbolico, ma che è servito anche per aiutare la famiglia Manguso: una colletta.

“Ho chiesto 50 centesimi a tutti coloro che hanno partecipato alla manifestazione – racconta la Bianchi – una piccola colletta per aiutare la signora De Falco e i suoi cinque bambini, che ci ha permesso di raccogliere 250 euro”. Perché le vedove non solo devono fare i conti con il dolore “provocato da una morte che si poteva evitare, se solo qualcuno, consiglieri, parlamentari, ministri, avesse mosso un dito”, ma anche con i debiti che i loro cari avevano contratto. Le cartelle esattoriali di Equitalia, appunto.

“Rita De Falco fa fatica persino a fare la spesa e non c’è nessuno, da Bologna a Roma, che le sia venuto in aiuto in qualche modo. Il suo bimbo più piccolo ha nove anni e piange sempre, cerca il suo papà, ha bisogno di assistenza psicologica. Ma è possibile che sia io, semplice cittadina, a dover organizzare una colletta per lei? E’ possibile che siano i cittadini a dover compiere gesti simbolici nella speranza di smuovere chi governa?”.

“E’ possibile”, conferma amara Tiziana Marrone, vedova di Giuseppe Campaniello, in una lettera inviata a Elisabetta Bianchi. Avrebbe partecipato anche lei alla manifestazione, ma per problemi familiari non ha potuto esserci. “Tiziana ci ringrazia – racconta Bianchi – ringrazia tutti i cittadini che sono venuti oggi, tutti coloro che quest’anno le sono stati vicini. Ma le istituzioni no, loro l’hanno abbandonata”.

“Siamo arrivati al punto che la gente si ammazza per colpa del lavoro che non c’è – hanno detto dal palco imprenditori e semplici cittadini – dei soldi che mancano, dei debiti che soffocano. Speriamo ora in un governo migliore, fatto di persone e per le persone, esseri umani che conoscano i problemi che l’Italia sta vivendo, e che vogliano superarli. Per ora, l’unica cosa che ci resta, a noi cittadini, è darci una mano l’un l’altro. Solo così si può andare avanti”.